L'aumento del prezzo del greggio ha vanificato i benefici portati negli ultimi tre anni a molti paesi africani dagli aiuti internazionali e dalla cancellazione del debito. A tal punto, da far temere il ripetersi della crisi del debito degli anni ottanta, determinata in parte dallo shock petrolifero del decennio precedente.
Sono queste le conclusioni di una ricerca condotta dall'Agenzia internazionale per l'energia (Aie) e riportata dal Financial Times. L'Aie ha condotto la sua ricerca in 13 paesi africani privi di risorse petrolifere, tra cui Sudafrica, Ghana, Tanzania, Etiopia e Senegal, e ha evidenziato come il rincaro del greggio acquistato da questi stati a partire dal 2004 sia stato equivalente a 3 punti percentuali del Pil. Cifra superiore agli aiuti ricevuti nello stesso lasso di tempo dai paesi donatori e alla somma di debito cancellato.
Il Presidente del Senegal, Abdoulaye Wade, ha dichiarato di temere «rivolte e violenze» in Africa a causa del "rovinoso" prezzo del greggio. Per scongiurare tale minaccia, Wade ha sollecitato 15 Paesi privi di risorse petrolifere a dare vita a una società per l'energia in grado di competere nella gara per ottenere concessioni petrolifere nel continente. «Sta aumentando la consapevolezza che oggi la principale sfida per l'Africa è quella di fornire energia a costi abbordabili», ha sottolineato il Presidente senegalese.
Il prezzo del greggio minaccia anche di rallentare la crescita economica del continente e di alimentare l'aumento del costo dei beni alimentari, ostacolando così l'investimento in settori chiave per lo sviluppo del continente come salute, istruzione e lotta alla povertà, come previsto dagli Obiettivi del Millennio.
Il ministro delle Finanze nigeriano, Shamsuddeen Usman, ha dichiarato al Ft che per saranno soprattutto i paesi senza ricchezze petrolifere a veder diminuire «le possibilità di raggiungere gli obiettivi del Millennio».