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Viaggio nel cuore dello stato, dove iniziò la crisi dei mutui subprime

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28 gennaio 2008

Se dobbiamo cercare l'epicentro del terremoto che ha colpito ieri i mercati, lo troviamo qui, a Miami, in Florida. Ma anche a Naples, più a nord, a Orlando, al centro, a Sunny Isles, un sobborgo di Miami, dove si continua a costruire, a Coral Gables a Riviera Beach, a Palm Beach, a Tampa, a Sarasota. Un po' dappertutto, insomma, lungo la costa di questo "Sunshine State", lo "Stato del Sole", dove si immaginava che 18-20 milioni di baby boomers americani vicini al pensionamento avrebbero comprato una casa per ritirarsi al caldo nel giro dei prossimi cinque-dieci anni. È qui che la bolla speculativa immobiliare ha cominciato a gonfiarsi fra il 2002 e il 2003 facendo da traino a un'esplosione immobiliare il cui impatto sull'economia nazionale è stato calcolato in circa 400 miliardi di dollari in quattro anni. È qui, a Miami Beach, che John Taylor, immigrato dalle Bahamas otto anni fa, lavora "ben pagato, 13-14 dollari l'ora con pensione e assistenza medica per lui, sua moglie e sua figlia di 12 anni". Oggi è Martin Luther King day. L'America è chiusa, ma il cantiere di Taylor, al numero 101 della 22esima strada, è aperto. La KM Plaza una compagnia di costruzione locale sta innalzando l'ennesimo "albergo residence", in questo caso per conto della catena alberghiera "W": «Avevo il diritto di stare a casa, ma non sono stupido – dice Taylor - amici miei sono stati licenziati a metà progetto. E dunque finché posso lavorare vengo. Anche quando è festa grande, come oggi». I problemi di cui sente parlare Taylor sono reali. La crisi in Florida è ormai inarrestabile. Per questo tutti i candidati repubblicani sono già nello stato, a girarlo in lungo e in largo in previsione delle primarie chiave per il loro partito del 29 gennaio: la crisi ha già colpito lo stato, il quarto in America per dimensione, quasi 20 milioni di abitanti, la cui economia di circa 650 miliardi di dollari poggia per oltre un sesto proprio sul settore immobiliare. Si promette di rendere permanenti i tagli fiscali di Bush e altre agevolazioni per aiutare la clase media, o chi, preso dalla febbre speculativa cercava di guadagare anche fino al 300% sul capitale investito in poche settimane. I due comparti più colpiti dalla crisi sono stati quelli dei condomini e delle case monofamigliari. Gli acquirenti erano quasi sempre privati, quasi sempre al limite delle loro possibilità finanziarie, quasi sempre attirati dai vantaggi di prestio subprime. Termine ostico, tecnico, antipatico per quella sua connotazione "sub". Un termine che ancora scotta sulla pelle di milioni di investitori quando, in una giornata come quella di ieri, hanno visto bruciare in poche ore centinaia di miliardi di dollari di valori azionari.
In progetti come quello del W, dove lavora Joh Taylor, la situazione è più stabile. Il committente ha tasche profonde e ha già l'impegno delle banche per finire il progetto: «Fermare una macchina come questa, da 200 milioni di dollari è impossibile – dichiara Joseph Cerri, capo cantiere – bloccarlo costerebbe al costruttore forse il doppio fra responsabilità legali e penali da pagare: 400 milioni di dollari….no, noi andiamo avanti fino alla fine, cioé verso la metà del 2009».
Ma è proprio questo uno dei problemi di cui non si parla ancora nel mercato immobiliare americano, ma di cui si comincia a parlare in Florida. Gli ottimisti, come Cerri ritengono che la crisi si esaurirà in 12-18 mesi, ci informa che l'80% degli appartamentini gestiti dalla catena W è stato già venduto. E ricorda che la correzione al ribasso sul mercato è già avvenuta. In effetti, secondo l'associazione immobiliare di Miami, la correzione è stata forte, fino al 38% per gli appartamenti in condominio al di sotto del milione di dollari di valore, del 36% per le villette monofamigliari. Gli immobili più cari, il cui valore è al di sopra del milione di dollari, hanno avuto correzioni rispettivamente del 13,4% e del 21,5%.
Il problema tuttavia è un altro. Come nel caso del W, ci sono molti altri progetti aperti. Per l'inizio del 2008 ci si aspetta l'arrivo sul mercato di 22.254 nuove abitazioni in un centinaio di progetti. E secondo le rilevazioni più recenti dell'associazione immobiliare locale, soltanto a Miami-Dade County e a Broward County (Bush-Gore nel 2000, Ricordate?) le abitazioni oggi sul mercato sono 47.000. Non solo, ci sono già domande al comune quasi approvate per costruire altre 60.232 abitazioni. Questo significa che il numero potenziale di offerte di abitazioni sul mercato sarà superiore alle 100.000 abitazioni. Uno stock che per essere assorbito avrà bisogno di un periodo fra i 3 e i cinque anni.
Il peggio insomma non è passato. Per questo i mercati sono preoccupati. Per questo i candidati repubblicani stanno facendo dell'agenda economica il punto centrale dei loro comizi e per questo John Taylor, lui, nero delle Bahamas, è al lavoro nel giorno in cui si celebra Martin Luther King e l'emancipazione degli afroamericani.

mplatero@Ilsole24ore.com

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