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Maxi frode fiscale in Germania, la procura contro le banche

di Alberto Annicchiarico

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21 febbraio 2008

Ci sono anche i dipendenti di alcune banche private tedesche tra gli indagati nello scandalo sulla maxi frode fiscale scoppiato la scorsa settimana in Germania (sotto inchiesta oltre mille grandi evasori) e che il presidente dell'associazione delle banche svizzere, Pierre Mirabaud, ha bollato come «un'operazione da Gestapo». Non sono solo i grossi papaveri, quindi, a finire nel mirino degli 007 di Berlino: prima vittima eccellente dello scandalo, va ricordao, è stato il numero uno storico di Deutsche Post, Klaus Zumwinkel, costretto alle dimissioni dopo che le autorità hanno scoperto il suo conto riservato.

La conferma che lo scandalo si allarga a macchia d'olio è arrivato dalla procura di Bochum, che coordina le indagini. Il reato ipotizzato è di concorso in evasione fiscale. C'è infatti il sospetto, ha spiegato un portavoce della procura, che i dipendenti abbiano aiutato i clienti ad aggirare il fisco tedesco. Il quotidiano bavarese "Sueddeutsche Zeitung" ha scritto che gli inquirenti hanno trovato degli indizi in base ai quali le banche tedesche gestirebbero circa 50 fondazioni in Liechtenstein, usate per evadere le tasse.

Le banche aiutavano i clienti evadere il fisco. Alcuni clienti avrebbero inoltre ricevuto dagli istituti, in modo mirato, dei consigli su tali fondazioni, scrive il giornale. In alcuni casi le banche avrebbero anche trasferito soldi su conti in Liechtenstein, utilizzando dei codici cifrati, aggiunge la Sueddeutsche, che cita alcuni inquirenti. La prossima settimana le indagini sullo scandalo dovrebbero essere intensificate, spiega il giornale, secondo il quale entro la fine di questa settimana dovrebbero essere concluse le perquisizioni contro 70 dei 700 sospettati.

Lo scandalo sull'evasione fiscale è scoppiato giovedì scorso, con le perquisizioni presso la villa e l'ufficio del numero uno di Deutsche Post, Klaus Zumwinkel, poi dimessosi. Altre operazioni sono state condotte nei giorni scorsi in varie città tedesche e hanno riguardato, tra l'altro, gli uffici delle banche Ubs, Dresdner Bank e Metzler. La frode è stata scoperta grazie a un dvd pieno di dati rubato da un ex dipendente di una banca del Liechtenstein e rivenduto ai servizi segreti tedeschi per 4,2 milioni di euro.

Alois contro Merkel, ma definisce riforma «necessaria». La vicenda ha provocato tensioni tra i governi di Berlino e Vaduz. Incontrando giovedì il premier del principato, Otmar Hasler, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha chiesto al Liechtenstein maggiori sforzi nella lotta contro l'evasione fiscale. Giovedì il principe ereditario Alois del Liechtenstein è tornato a criticare duramente la Merkel: «Nel momento in cui altri Stati - ha detto in Parlamento - stanno in misura crescente interferendo nella sfera privata dei loro cittadini, sino al punto di spendere milioni per acquisire dati rubati, gli stessi cittadini avvertono un gran bisogno per la giusta protezione di una forte privacy». Alois, in contraddizione con quanto assicurato dal suo governo, si è quindi detto favorevole al rafforzamento delle norme che nel Liechtenstein tutelano la riservatezza dei privati. Anche se poi, ha concesso, «nei prossimi anni un'altra spinta verso la riforma sarà necessaria, non solo per salvaguardare ma anche per aumentare la competitività del nostro centro finanziario».

Poss (Spd): «Liechtenstein come Stati canaglia». Sono giorni difficili per il Liechtenstein, accusato anche dall'Ocse di proteggere con «eccessiva» segretezza le sue banche mettendolo di fatto in cima alla lista nera dei paradisi fiscali per la scarsa volontà di cooperare. Il parlamentare socialdemocratico tedesco Joachim Poss ha accusato il principato alpino di adottare «un comportamento che ricorda quello degli Stati canaglia» e ha aggiunto che «nell'area linguistica tedesca l'impulso a evadere le tasse è più forte di quello sessuale». Affermazione che potrebbe perfino risultare eccessiva se paragonata alla vulgata sul comportamento degli italiani. Eppure un sondaggio dell'Istituto Forsa per il canale televisivo N-tv rivela che il 63 per cento dei tedeschi è convinto che neanche pene più severe riuscirebbero a contenere il fenomeno dell'evasione fiscale. Singolare è invece un altro dato: soltanto il 51 per cento dei tedeschi ritiene che il mancato pagamento delle tasse danneggi l'economia e il sistema sociale, mentre il 46 per cento è di avviso contrario.

Mirabaud (Asb): «Metodi da Gestapo». Poi chiede scusa. L'attacco arriva dal presidente dell'associazione delle banche svizzere (Asb), Pierre Mirabaud, il quale in un'intervista alla radio elvetica in lingua francese ha affermato che la caccia agli evasori messa in atto dalle autorità tedesche «ricorda purtroppo i metodi della Gestapo». Mirabaud si è riferito agli strumenti usati dalle autorità tedesche per impossessarsi di un dischetto con i nomi di oltre mille grandi evasori fiscali che hanno depositato i loro denari nelle banche del Liechtenstein. Mirabaud, che rappresenta 350 istituti elvetici, ha tenuto a sottolineare che le banche del suo Paese non sono nel mirino degli inquirenti tedeschi. Tuttavia le sue dichiarazioni hanno sollevato l'ennesimo polverone. Con un breve comunicato trasmesso successivamente all'agenzia di stampa svizzera Ats, Mirabaud si è detto dispiaciuto. «Con quest'espressione infelice ha semplicemente voluto esprimere il suo disagio per i metodi impiegati da servizi segreti nei confronti di paesi amici», ha precisato il suo servizio stampa.

Eichel attacca la Confederazione: maggiore ostacolo a lotta anti-evasione. Lo scambio di contumelie non finisce peraltro qui. In un'intervista alla radio pubblica Radio Berlin-Brandeburg Hans Eichel, ex ministro delle Finanze di Gerhard Schroeder, ha peraltro accusato la Svizzera di essere in Europa «il maggiore ostacolo alla lotta contro l'evasione fiscale». A suo avviso, «tutti gli altri Paesi si fanno scudo della Svizzera dicendo che finchè non comunicherà informazioni alle autorità fiscali degli altri Stati, non lo faranno neanche loro» altrimenti «il denaro se ne andrebbe altrove». Eichel ha spiegato che questo comportamento riguarda soprattutto Lussemburgo, Austria e Belgio.

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