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Il Kosovo vota l'indipendenza. La Serbia: «È uno Stato fasullo»

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19 febbraio 2008

La dichiarazione di indipendenza c'è stata, come era in tutte le previsioni. Il Kosovo si è dichiarato «Stato indipendente e sovrano». La proclamazione è stata fatta dal parlamento di Pristina su proposta del premier, Hashim Thaci. «Noi, capi del nostro popolo, democraticamente eletti, attraverso questa assemblea proclamiamo il Kosovo Stato libero e indipendente», è stata la formula di Thaci, e l'assemblea ha risposto con un voto unanime, 109 voti favorevoli su 109. Simultanea, alle quattro del pomeriggio, è arrivata la condanna della Serbia, prima con Boris Tadic e poi con Voijslav Kostunica. La Serbia «non riconoscerà mai l'indipendenza del Kosovo», ha detto il presidente serbo. Belgrado, ha aggiunto, «ha reagito e reagirà con tutti i mezzi pacifici, diplomatici e legali per annullare quanto messo in atto dalle istituzioni del Kosovo». Più duro il primo ministro, che ha definito il Kosovo uno «Stato fasullo», la cui nascita è stata voluta dagli Stati Uniti «pronti a violare l'ordine internazionale per i propri interessi».

Appena nato, lo Stato del Kosovo si è guadagnato un nemico: la Russia, alleata di Belgrado, ha chiesto che la dichiarazione di indipendenza sia invalidata dalle Nazioni Unite, ma nella riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza la proposta è stata bocciata. Il Palazzo di vetro non è riuscito a prendere una pozione comune e sette Paesi occidentali, tra cui l'Italia, hanno affidato a Ue e Nato il mantenimento della stabilità nella regione.

George W. Bush ha ribadito che gli Usa hanno sempre sostenuto il piano Ahtisaari, che prevede «l'indipendenza sotto supervisione» internazionale e il Dipartimento di Stato si è limitato a «prendere atto» della proclamazione di indipendenza. A Belgrado in una sassaiola contro l'ambasciata american sono rimasti feriti alcuni agenti di polizia.

L'Europa si divide. In vista del Consiglio dei ministri degli Esteri dell'Ue, che si terrà oggi, la Gran Bretagna parla di «sviluppo importante», la Francia augura al Kosovo «buona fortuna», e la Germania invita «tutte le parti» alla moderazione. La Slovacchia ha subito annunciato che non riconoscerà il nuovo Stato, anticipando le scelte che probabilmente faranno anche Spagna, Cipro, Grecia, Romania, Paesi che vivono tensioni secessioniste al proprio interno. Anche la Cina ha espresso preoccupazione per l'indipendenza kosovara.

La Nato, che ha 17.000 soldati sul terreno, assicura che resta impegnata per «adempiere alle sue responsabilità di garantire un ambiente sicuro in tutto il Kosovo, a meno che il Consiglio di sicurezza dell'Onu non decida altrimenti.

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