Se si farà il lungo gasdotto Iran-Pakistan-India (Ipi), di quasi 2.800 km, oltre ad essere importante per l'energia asiatica, contribuirà anche a cambiare gli assetti strategici della regione e, tra l'altro, a saldare sempre più il Medio Oriente all'Asia. Se poi esso proseguirà fino alla Cina, le sue implicazioni strategiche, oltre che energetiche, saranno di vasta portata per il consolidamento di una futura «sfera asiatica». Resta però da vedere se il gasdottto lo si farà davvero.
Se ne parla ormai da 15 anni. Ma, prima, c'era il problema insolubile del contrasto India-Pakistan. All'inizio del 2006, il progetto sembrava deciso, poi si arenò, forse per le pressioni americane sull'India. Gli Stati Uniti, infatti, sono «assolutamente contrari» al gasdotto perché rafforza l'Iran. Tuttavia, proprio in questi giorni, i tre Paesi interessati, dopo un round di incontri bilaterali, sembrano ormai prossimi ad avviare i lavori. Il ministro pachistano del petrolio, Khwaja Mohammad Asif ha ricevuto ad Islamabad il suo collega indiano Murli Deora. Poi, sempre in Pakistan, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha incontrato il presidente Pervez Musharraf e il nuovo premier Yusaf Raza Gilani. Dopodiche, Ahmadinejad è stato brevemente in India per parlare col presidente Pratibha Patil e il premier Manmohan Singh. A detta di Ahmadinejad le ultime questioni saranno risolte entro 45 giorni e poi i governi decideranno. L'Iran, però, è sempre nel «mirino» degli Stati Uniti e di Israele per il suo programma nucleare. Pakistan e India, invece, sono partner più o meno «strategici» degli Stati Uniti, e l'India anche di Israele. Eppure, essi sembrano ormai disposti, per il gasdotto, a sfidare la contrarietà degli americani. Sulla visita di Ahmadinejad a New Delhi il portavoce del Dipartimento di Stato americano è stato polemico e didascalico verso l'India, attirandosi però una risposta dura e risoluta. Ciò suggerisce che l'India non ha più remore a fare il gasdotto, soprattutto col greggio a ben più di cento dollari ed un fabbisogno interno di energia in forte crescita sul lungo periodo.
L'India, poi, oltre al gasdotto, ha con l'Iran diversi progetti da concludere o mettere in esecuzione: quote in giacimenti petroliferi, una possibile joint venture per un impianto di liquefazione del gas da tre miliardi di dollari, e la fornitura da parte dell'Iran di 5 milioni di tonnellate/anno di gas naturale liquefatto (che poi saliranno a più di 7 milioni) per 25 anni. Dunque, gli interessi in gioco, anche solo dal punto di vista economico ed energetico, sono notevoli. E c'è anche un'importante partita politica. Le visite di Ahmadinejad in Pakistan e in India suggeriscono che l'Iran ha un significativo ruolo nella regione. In quei giorni, egli è stato anche nello Sri Lanka, dove l'Iran finanzia la costruzione di una centrale idro-elettrica e la modernizzazione di una raffineria. L'Iran vuole diventare il secondo esportatore di gas a livello mondiale dopo la Russia, ed è anche il quarto produttore di greggio (tra i paesi Opec, è al secondo posto dopo l'Arabia Saudita).
Il gasdotto Ipi costerà, sembra, circa 7,5 miliardi di dollari, sarà alimentato dal giacimento sottomarino South Pars, nel Golfo Persico, settore iraniano di un giacimento gigante (il più grande del mondo) a 3.000 metri sotto il fondo del mare, e che si estende per 3.700 kmq in acque iraniane e 6.000 kmq nelle acque del Qatar. South Pars contiene il 10 per cento delle riserve mondiali di gas. (Il settore del Qatar si chiama North Dome.) L'Ipi avrà una capacità iniziale di 60 milioni di metri cubi al giorno (metà per il Pakistan e metà per l'India) che salirà poi a 150 mc/g. L'Ipi darà maggior sicurezza e diversificazione agli approvvigionamenti energetici del Pakistan e soprattutto dell'India. Vista l'interdipendenza dei mercati, il gas di South Pars che andrà in India attenuerà, in parte, la futura pressione della domanda indiana sui mercati del greggio e del Gnl. Il Pakistan, poi, avrà importanti introiti per il transito del gas destinato all'India. Sul piano politico, quel gasdotto in comune sarà un fattore di stabilità e cooperazione nei rapporti tra India e Pakistan, ancor oggi non facili. Ci sono, però, possibili problemi politici per le incertezze circa la futura stabilità politica del Pakistan, e comunque per i rischi posti, sempre in Pakistan, dalla guerriglia nel Baluchistan.
In futuro, l'Ipi potrebbe arrivare sino in Cina. L'Iran l'ha detto in questi giorni, ma l'India ha replicato che «è ancora solo un'idea». Tuttavia, il primo, forse, a parlarne, pochi anni fa, fu l'allora ministro indiano del petrolio, Mani Shankar Aiyar, fautore dell'Ipi e di una cooperazione energetica asiatica, e in particolare tra India e Cina. Di recente, la stessa Cina si disse pronta a subentrare all'India se questa non voleva più partecipare al gasdotto. Quindi, c'è da chiedersi se l'India è ora di nuovo favorevole solo per tenere fuori la Cina, oppure perché il gasdotto è davvero vitale per i suoi interessi. Se i futuri rapporti Cina-India saranno orientati alla cooperazione, si possono immaginare altri progetti dopo l'Ipi (o Ipic, con la Cina). Per esempio, un oleodotto parallelo all'Ipi per portare greggio iraniano in India ed in Cina. L'Ipi stesso potrebbe venir potenziato per trasportare anche gas prodotto dal Qatar.
CONTINUA ...»