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La Libia: per noi il caso è chiuso

di Carlo Marroni

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10 Maggio 2008

Crisi-lampo con la Libia: in 24 ore il caso si è chiuso. Era iniziato la sera di giovedì, con il governo di Silvio Berlusconi insediato da tre ore, con Tripoli che dichiarava di non collaborare più nel contrasto dell'immigrazione clandestina. A quel punto si è mossa la diplomazia e il premier ha subito abbassato i toni e lanciato messaggi di grande dialogo e collaborazione: «Avremo modo di chiarire e tranquillizzare la situazione con le autorità libiche. Sono fiducioso», ha detto ieri mattina. Il messaggio distensivo del presidente del Consiglio ha indicato che la diplomazia (alle prese anche con la crisi libanese) era già al lavoro, e così è stato per tutta la giornata, fino ad arrivare a un pubblico "mea culpa" del ministro Roberto Calderoli, che nel febbraio 2006 con la ormai celebre scena della maglietta anti-Islam in tv scatenò proteste durissime contro l'Italia e che di recente è stato oggetto di attacchi da parte di Tripoli quando il suo nome è emerso come papabile ministro.

«Sono sinceramente rammaricato - ha detto - per le vittime degli scontri di Bengasi di qualche anno fa provocati da interpretazione non corretta, di cui rinnovo le scuse, di alcune mie dichiarazioni. Come uomo politico e ministro nutro il più profondo rispetto per tutte le civiltà e sono convinto che il dialogo con quella islamica sia un tema imprescindibile dei nostri tempi». «Le relazioni tra Libia e Italia - ha aggiunto - sono improntate al reciproco rispetto. Sono certo che saranno sempre più costruttive e mi adopererò personalmente perché ciò avvenga».
Le scuse pubbliche di Calderoli hanno sortito l'effetto voluto: la Libia ha accolto «con soddisfazione» «le dichiarazioni pubbliche di pentimento» del ministro e i tanti contatti avuti con le autorità italiane e considera «il caso chiuso», ha detto in una nota l'ambasciata libica in Italia.
Nei giorni scorsi, hanno spiegato i libici, la fondazione Gheddafi presieduta dal figlio del Colonnello, aveva espresso in un comunicato le sue preoccupazioni per gli effetti sul rapporto tra Libia ed Italia nel caso Calderoli fosse nominato ministro del governo. «Successivamente alla nomina di Calderoli a ministro, al comunicato ufficiale sul problema dell'immigrazione clandestina e al susseguirsi di voci di stampa circa il congelamento dell'accordo con il gruppo Eni e la sospensione dei visti di ingresso ai cittadini italiani, le autorità libiche ed italiane - ha aggiunto il comunicato - hanno avviato una serie di contatti ad alto livello, che hanno dato origine alle dichiarazioni pubbliche di pentimento rese dal ministro Calderoli ai media italiani e libici». Calderoli ha quindi avuto «un colloquio» con l'ambasciatore di Tripoli a Roma, Abdulhjafed Gaddur, «nel corso del quale ha chiarito il senso delle dichiarazioni già rese ai media e diffuse nei due paesi», ha precisato l'ambasciata, ricordando che lo stesso Gaddur «ha avuto un colloquio telefonico» con il sottosegretario Gianni Letta, con il segretario generale della Farnesina, Giampiero Massolo, e con il direttore generale per Nord Africa e Medio Oriente, Cesare Ragaglini.
Ora il lavoro del Governo è mirato a mettere a punto una comunicazione alla Libia sulla questione immigrazione nel suo complesso: già dalla prossima settimana gruppi di lavoro di Palazzo Chigi, Esteri e Interni si riuniranno per stilare un «messaggio molto chiaro alla Libia, che è un paese amico con il quale vogliamo collaborare», come ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini.

Ma la giornata ha segnato anche momenti di viva preoccupazione, quando il leader della Lega, Umberto Bossi, è uscito allo scoperto come solo lui sa fare, dicendo che gli immigrati clandestini che attraversano il canale di Sicilia «sono loro (i libici, ndr) che ce li mandano. Bisognerebbe mandarli indietro quando li vedi con il satellite. La lingua di Gheddafi è sempre stata lunga».
Dichiarazioni pesantemente condannate dal leader Pd, Walter Veltroni : «Sono sconcertato, non capisco quale sia l'interesse ad aprire un attrito con la Libia». Alla fine anche le parole del Senatur sembrerebbero state accantonate, grazie all'uscita di Calderoli.

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