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Dall'altare alla polvere e ritorno: la parabola dell'Armata Rossa da Gorbaciov a Putin

di Piero Sinatti

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9 maggio 2008
VIDEO / La parata militare sulla Piazza Rossa


Era dal 1990 –il penultimo anno di vita dell'Urss– che sulla piazza Rossa di Mosca non si svolgeva una dimostrazione militare con dispiegamento di armamenti –convenzionali e strategici- altrettanto ampio come quello con cui oggi è stato celebrato il sessantatreesimo anniversario della Vittoria contro la Germania hitleriana, pagata al prezzo inaudito di circa 27 milioni di morti.
Nel 1990 l'unità dell'URSS aveva iniziato ad incrinarsi, mentre il tradizionale monolitismo del Partito comunista era già un ricordo del passato sotto il peso di un'incipiente crisi economica e di una glasnost' (trasparenza, accesso all'informazione, libertà di stampa) che aveva ormai rotto turbinosamente i tabù e le istituzioni del passato.

1990 : un Paese in crisi irreversibile
Il primo maggio di quell'anno, a Mosca, una forte manifestazione popolare, guidata dal leader populista Boris Eltsin e da altri capi del Movimento democratico, ormai in piena rottura con il Pcus e con il suo irresoluto e caotico leader Mikhajl Gorbaciov, aveva interrotto la tradizionale parata del Primo maggio e impedito quella militare, ripresa per l'ultima volta in epoca sovietica il 7 novembre, in ricordo oltre che della Vittoria, del settantreesimo anniversario della Rivoluzione bolscevica.
L'Urss era vicina all'implosione dell'anno successivo, mentre il crollo del Muro di Berlino aveva segnato, un anno prima, significativamente, la fine dell'impero "esterno" dell'Urss, quello costituito dai paesi (ex) comunisti dell'Europa centro-orientale.
Nel 1990 –grazie alle spinte centrifughe nei paesi baltici e nel Sud - Caucaso, ma anche in Ucraina e Bielorussia– era iniziato il crollo dell'impero "interno".

Lo stato dell'Armata rossa e la spesa militare
Al momento della parata del 7 novembre 1990 l'Armata rossa era composta da 3 milioni e 400 mila effettivi (oltre mezzo milione in meno rispetto a dieci anni prima) e il suo arsenale strategico-nucleare (Icbm, bombardieri strategici, testate nucleari) rivaleggiava con quello degli Usa, marcando addirittura nel campo dei vettori missilistici una certa superiorità. E superiorità l'Urss poteva ancora vantare nel campo degli armamenti convenzionali.
Nel 1990 la spesa militare era ancora vicina ai livelli del 1988 (i più alti degli anni Ottanta): pari a circa 33 miliardi di dollari: ma si trattava di una cifra riguardante solo i costi operativi e di mantenimento, e non quelli di ricerca, progettazione, testaggio e costruzione, che riguardavano ministeri e settori industriali distinti da quello della difesa ed erano tenuti rigorosamente segreti.
Quando la glasnost' fu estesa al settore militare, nel 1989, l'allora leader del Pcus Gorbaciov annunciò una spesa militare complessiva (cioè non di solo mantenimento e costi operativi) superiore di oltre tre volte a quella riferita (da fonti americane) per l'anno precedente.
In rapporto al Pil, la spesa che per tutti gli anni Ottanta (segnati dal rovinoso e costoso conflitto in Afghanistan cessato solo nel 1988) l'Urss affrontava per le sue forze armate era pari al 15-17% del proprio prodotto interno lordo (Pil) e, secondo le fonti americane, a oltre il 50% dell'intero bilancio statale.
L'enormità del peso del "military spending" (in un contesto internazionale di crollo dei prezzi delle materie prime esportate dall'Urss, specie del petrolio) fu tra le cause non secondarie del declino economico dell'Unione sovietica e della sua tragica implosione del 1991.
E' dal 1988-1990 che inizia la fase decrescente della spesa militare: dal 4-7% di incremento annuo dei primi anni Ottanta si scivolò – finito il pesante, forse fatale, impegno in Afghanistan – a percentuali sempre minori, parallelamente all'implacabile declino del Pil.
Così, nonostante la panoplia dell'hardware militare che per l'ultima volta veniva esibita nella Piazza Rossa di Mosca e ne solcava i cieli, l'atmosfera della parata del 1990 era cupa. La dimostrazione di una forza ancora enorme ma declinante.
Si respirava, allora, l'aria se non di una fine o di un crollo incombente, sicuramente di una crisi che nessuno ormai sembrava in grado di risolvere e superare.

Gli anni successivi
Dal 1991 al 1994 non ci sono più parate militari. Vengono abrogate. Per compiacere gli Usa e per motivi di bilancio.
Nel 1995 – è in corso la guerra in Cecenia – in ricordo del quarantesimo anniversario della Vittoria sul nazifascismo (di cui l'Urss fu protagonista, avendo retto il maggiore e più distruttivo peso dell'intera II Seconda Guerra Mondiale), sulla Piazza Rossa riprendono le sfilate: ma marciano solo i veterani della Grande Guerra Patriottic , mentre (scarsissimi) i mezzi militari sono presenti in altra parte della città (la centrale collina Poklonnaja). Dal 1996 - anno in cui si conclude con una sconfitta la campagna cecena - riprendono le parate militari. Ma senza dispiegamento di armamenti pesanti.
Intanto negli anni Novanta crollano la spesa militare e soprattutto le commesse governative belliche destinate al nuovo esercito russo (che ora conta 1 milione e centomila effettivi, di cui circa 100 mila soldati arruolati a contratto).
  CONTINUA ...»

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