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Dal 1990 al 1993 si riduce della metà la produzione degli armamenti, che da allora sarà destinata all'export. Nel 1998 la spesa militare russa è un decimo di quella di dieci anni prima. Gravissimi problemi sociali gravano sulle forze armate (soldo miserrimo, deficit di alloggi, calo della disciplina e dell'addestramento, navi e aerei che non sono oggetto né di manutenzione, né di uso). La prima guerra di Cecenia evidenzia la crisi militare della nuova Russia. Che ancora non è stata interamente risolta.
Ripresa militare con Putin
Con la duplice presidenza Putin inizia un'inversione di rotta. Il Presidente sembra seguire una nota massima di un ministro russo dell'800: «la Russia ha come i più fidati amici soltanto il proprio esercito e la propria marina da guerra».
Da qui inizia un (ancora lento) processo di ricostruzione che è tuttora in corso. Dal 2001 al 2008 si è assistito a un incremento continuo della spesa militare: dai 7,3 miliardi di dollari del 2001 ai 10,5 del 2003 ai 18,7 del 2005 per finire ai 31 del 2007 e ai 40 previsti per quest'anno. Non si progettano e non si costruiscono più armamenti più moderni e tecnologicamente più avanzati destinati al solo export, ma per dotarne l'esercito russo (avviato a diventare un esercito professionale, non più di leva). Anche se tuttora se ne denuncia l'insufficienza.
La parata di oggi è stata la prova di questo sforzo, avvenuto sotto la presidenza Putin. La presentazione dei nuovi modelli di armi (o l'aggiornamento di quelli più datati) ne ha costituito, oggi, la prova più spettacolare e tangibile.