Si conclude oggi la prima missione internazionale - compiuta in Kazakhstan e Cina - del neo presidente russo Dmitrij Medvedev.
Il più vistoso successo da lui conseguito a Pechino, ieri, è la dichiarazione politica congiunta russo-cinese. Essa non si limita a ribadire le comuni posizioni sulla centralità dell'ONU per la soluzione dei più pressanti problemi internazionali (terrorismo, Kosovo, Sudan-Darfur, nucleare iraniano) e sulla contrarietà dei due paesi ad "azioni unilaterali" e all'"uso politico della forza" (sottinteso: da parte degli USA, come in Iraq o in Afghanistan) in un mondo caratterizzato da un' "irreversibile tendenza multipolare".
Infatti, il documento contiene una critica decisa sia dell' "ampliamento delle alleanze politico militari realizzato per garantire la sicurezza di alcuni stati a detrimento di quella di altri", sia della "creazione di un sistema globale di difesa antimissilistica, incluso il dispiegamento di tale sistema in alcune regioni del mondo".
Anche senza indicare nomi e aree geopolitiche, è evidente il riferimento a due fatti: il primo è l'allargamento a est della NATO, fin dentro lo spazio ex-sovietico, voluto da Washington e fortemente osteggiato da Mosca sul terreno politico-diplomatico, ma senza apprezzabili risultati.
Il secondo è l'installazione, unilateralmente decisa dagli USA, di elementi della sua difesa spaziale globale in Polonia e Repubblica Ceca.
Mosca è riuscita ad ottenere l'appoggio di Pechino su entrambe le questioni, cui si deve, sostanzialmente, il raffreddamento dei rapporti tra Mosca e gli USA.
Anche Pechino, del resto, teme le iniziative di difesa spaziale americana, specie quelle che potrebbero riguardare i dirimpettai Giappone e Taiwan.
Rallenta la cooperazione economica ?
Se dall'incontro esce rafforzata la partnership russo-cinese in materia di politica internazionale, meno consistenti appaiono gli esiti del summit di ieri in materia di cooperazione economica. L'accordo più importante reso noto riguarda il settore del nucleare civile: Rusatom, la corporation statale russa per l'energia nucleare proseguirà ad operare per lo sviluppo delle centrale elettro-nucleare di Tianwan (Est cinese). Fornirà alla Cina combustibili nucleari e parteciperà alla costruzione comune di impianti per la produzione di uranio arricchito. Un accordo di circa 1 miliardo e mezzo di dollari.
Accordi di rilievo sono stati siglati in materia di import-export di tecnologie per l'industria aeronautica; di turismo (Pechino parteciperà alla costruzione di alberghi e altre strutture abitative per le Olimpiadi invernali di Sochi); di cooperazione industriale (legname). Si provvederà anche a forme regolate e "civili"di immigrazione di forze di lavoro" (allusione al flusso di clandestini cinesi nell'Estremo oriente russo).
Quel che manca sono i tradizionali grandi accordi di cooperazione tecnico-militare. La Cina è stato finora il primo importatore di armamenti russi. Questa volta non c'è stata nessuna grande loro ordinazione. Tra Pechino e Mosca, quindi, perdura il recente contrasto sulla vendita di nuovi modelli russi e relative licenze (cui aspira Pechino). Mosca teme che la Cina produca in proprio, ed esporti, modelli analoghi. Magari "copiando". Si tratta, perciò, di definire puntuali accordi "per la salvaguardia della proprietà intellettuale".
Neppure in tema gas-petrolifero sono stati superati i contrasti che hanno finora bloccato il mega-accordo di forniture di greggio del 2006. Essi riguardano la costruzione della diramazione russo-cinese dell'oleodotto ESPO (Siberia Orientale – Oceano Pacifico) e la richiesta russa di adeguare i prezzi del greggio stabiliti dagli accordi di due anni fa. Per il gas si è ancora in una fase iniziale di cooperazione.
E' stato osservato che nella delegazione russa, folta di imprenditori privati e oligarchi e manager di stato, mancavano i massimi dirigenti di Gazprom e quelli di Transneft', la società statale che ha il monopolio degli oleodotti russi.
Tuttavia, sia Medvedev che il collega cinese Hu Jintao hanno assicurato che per la cooperazione gas-petrolio si arriverà ad accordi entro l'anno, in fase di definizione del nuovo piano di cooperazione russo-cinese 2009-2012, attualmente in via di elaborazione.
In autunno sarà Putin, nelle nuove vesti di premier, a venire a Pechino: presumibilmente tratterà lui i termini di nuovi accordi di cooperazione gas-petrolifera e la ripresa della cooperazione tecnico-militare. A lui forse spetterà, più che al predecessore, la parola risolutiva per la parte russa.
Esiti del summit in Kazakhstan
In Kazakhstan, come previsto, Medvedev e il suo collega Nazarbaev hanno constatato "la vicinanza di posizioni" sui "temi cruciali" della politica internazionale e della situazione interna alla CSI": un'affermazione generica. Mosca ha confermato il suo pieno appoggio alla presidenza kazakha dell'OSCE nel 2010.
Ampiamente positivi e rispondenti alle aspettative russe sono gli accordi sul terreno energetico, tema centrale del summit. E' venuta la conferma che sarà la Russia con la rete rinnovata e ampliata degli oleodotti e gasdotti Asia Centrale-Russia ad avere la priorità nel trasporto verso la Russia e l'Europa della quota prevalente di greggio e gas kazakhi (ma anche del gas uzbeko e turkmeno). Sarà riservata una quota molto minore all'oleodotto azero-turco Bku-Tbilisi-Ceyhan, che bypassa la Russia.
CONTINUA ...»
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