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Draghi: una fragile stabilità

di Rossella Bocciarelli

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12 Giugno 2008

«Abbiamo superato la crisi? Io sono cautamente ottimista, c'è una fragile stabilità. È presto per avere certezze». Il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, ha scelto ieri la riunione dell'Associazione delle banche estere in Olanda per anticipare alcuni dei temi che svilupperà qui a Osaka, al G-8 dei ministri finanziari che si apre domani sera. Come presidente del Financial stability forum, infatti, Draghi parteciperà al meeting dei Paesi più industrializzati per riferire, sabato mattina, sia sull'attuale scenario finanziario globale sia sulle lezioni della crisi innescata dal collasso dei mutui subprime, e richiamerà l'esigenza di applicare tutte le indicazioni contenute nel piano che porta il suo nome. Un piano che ha il sostegno convinto da parte dell'amministrazione americana: «Siamo incoraggiati dai progressi registrati sinora per raggiungere gli obiettivi individuati dal Financial stability forum», ha infatti dichiarato martedì il sottosegretario al Tesoro Usa, David Mc Cormick.
Nel suo intervento di ieri, intanto, Draghi ha sottolineato che, da un lato, non mancano i segnali positivi. Le svalutazioni delle attività di bilancio realizzate da diversi operatori potrebbero sovrastimare il valore effettivo delle perdite future; inoltre gli attuali valori di mercato riflettono scenari pessimistici che potrebbero anche non realizzarsi. E poi, ha spiegato, le banche hanno già raccolto capitale in una proporzione considerevole rispetto alle perdite rese note sinora.
«Tenendo conto anche delle perdite previste, il patrimonio complessivo delle banche è ancora al di sopra di quanto richiesto dalle norme prudenziali, sebbene alcune singoli intermediari potrebbero in futuro richiedere ulteriori iniezioni di capitale», ha detto ieri Draghi. «Tuttavia – ha osservato – non possiamo ancora abbassare la guardia. La situazione potrebbe ancora peggiorare. Un deterioramento del ciclo economico e ulteriori riduzioni dei valori immobiliari potrebbero ripercuotersi sulle condizioni di fondo dei mercati». Insomma, secondo Draghi, siamo ancora sul filo del rasoio. E per questo la raccomandazione principale del Governatore è quella di mettere in atto una più forte disciplina di mercato che interessi tutti i suoi protagonisti, in modo da assicurare forza e stabilità alla finanza globale.
Nel ripercorrere gli elementi di debolezza del sistema finanziario internazionale messi in luce dal turmoil, Draghi ha citato in primo luogo la sottostima del rischio: le agenzie di rating, ha ricordato, si sono affidate a modelli che si sono rivelati inadeguati a valutare con precisione prodotti strutturati basati sui mutui subprime; inoltre, sono state lente a correggere i conflitti d'interesse, dovuti alle elevate commissioni raccolte su questi prodotti.
Ma il Governatore ha parlato anche delle sfide che attendono le aziende di credito: «Le grandi banche hanno già cominciato a riorientare le loro strategie, adattandole all'attuale scenario economico, ridimensionando le dimensioni dei bilanci, e dismettendo attività periferiche rispetto al core business. Nell'immediato - ha sottolineato – questo ha comportato anche ridimensionamenti e tagli di personale». Si tratta, secondo Draghi, di un passaggio inevitabile, dato che la crisi ha cambiato le prospettive di profittabilità. Ma il Governatore ha anche esortato i banchieri a far scelte che aumentino l'efficienza senza penalizzare le risorse umane di maggior talento. Insomma, va evitata la "fuga dei cervelli" dal mondo del credito. Il presidente del Fsf, poi, non ha mancato di ricordare le linee guida che le banche dovranno seguire: si va dall'esigenza di controllare meglio i rischi reputazionali alla necessità di maggiore trasparenza, da una linea più coesa e compatta di controlli interni ai rafforzamenti patrimoniali chiesti anche dall'applicazione delle regole di Basilea 2, all'opportunità di rafforzare al più presto la collaborazione fra le autorità di vigilanza delle varie nazioni per il controllo sui global player, al dovere di agganciare la remunerazione dei manager bancari agli obiettivi di lungo periodo dei loro gruppi.
Infine, nel discorso di ieri, il Governatore ha affrontato anche il ruolo giocato dalle banche centrali nella crisi. Un ruolo chiave, con molti aspetti di successo, come la capacità di tenere i saggi d'interesse a brevissimo termine in linea con i tassi di riferimento della politica monetaria e l'abilità mostrata nel garantire, sin dall'inizio della crisi, la liquidità necessaria per prevenire il meltdown del sistema finanziario.
Tuttavia, Draghi ha anche citato due lezioni che le stesse banche centrali dovranno trarre dalla crisi. La prima: occorre tener conto pure degli effetti sulla stabilità finanziaria quando si fissano le politiche monetarie e ricordare che un contesto di tassi eccezionalmente bassi ha contribuito a determinare l'eccesso di liquidità che ha poi portato al turmoil. La seconda lezione da trarre è la necessità di contrastare il moral hazard, l'azzardo morale che può insorgere in occasione dei salvataggi bancari. Il cui costo deve ricadere quanto più possibile sugli azionisti e sui massimi dirigenti delle banche in crisi, ha concluso Draghi.

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