Le ambizioni sono molte, le difficoltà di realizzarle ancora di più. Nicolas Sarkozy aspettava il suo semestre europeo (comincerà martedì prossimo) per lasciare la sua impronta sulla costruzione di un'Unione tutta da rilanciare. Forse ci sperava ancora di più per risollevare con il blasone europeo la propria immagine offuscata in Francia. Al suo primo vertice Ue in ottobre, voleva strappare il sì dei partner al patto europeo sull'immigrazione, tema ipersensibile e scelta perfetta perché a cavallo delle ansie europee e nazionali. Emulando così il successo che la Germania di Angela Merkel aveva incassato al suo primo summit con l'accordo sul pacchetto energia-clima, cioè sul via libera alla terza rivoluzione industriale globale.
Niente da fare. L'Irlanda si è messa di traverso con il no al Trattato di Lisbona che, ancora prima della crisi istituzionale, scatena la paralisi di fatto di ogni iniziativa di peso per non provocare ulteriori malumori a Dublino e nelle altre capitali (7) in attesa di ratifica. Ma a complicare la vita della presidenza francese c'è anche una sorta di concentrato di tutte le grane del mondo: l'economia europea in perdita di colpi e di fiducia, l'euro forte e il caro-tassi, i mercati globali resi più fragili dalle incognite della crisi americana dei subprime, le Borse in altalena tra rincari petroliferi senza freni e prezzi alimentari alle stelle. Fino al Doha Round, apparentemente alla stretta negoziale finale che però, così come si profila, è inaccettabile per Parigi che gli rema platealmente contro. A rischio di aggravare le divisioni dentro l'Unione e i contrasti con la Germania.
Per non parlare delle instabilità esterne che potrebbero scoppiargli tra le mani: dal Kosovo all'Iran, al Medio Oriente, fino alla Turchia, dove la possibile messa al bando dell'Akp, il partito islamico al potere, metterebbe in serio imbarazzo l'anti-turco Sarkozy in veste di presidente-mediatore dell'Unione. Senza contare le elezioni americane, l'attesa del nuovo corso post-Bush che tiene in ostaggio un altro potenziale fiore all'occhiello di Parigi, il rilancio del progetto di eurodifesa (peraltro ora bloccato dalla necessità di non provocare in nessun modo il neutralismo irlandese).
Decisamente non ha la fortuna dalla sua, il semestre francese. Condannato all'inazione almeno fino a metà ottobre. A camminare sulle uova per non rischiare di duplicare il no di Dublino. Magari a Praga, dove l'euroscetticismo è in rimonta. E a fare ben poco di concreto per i cittadini europei taglieggiati dai rincari: Sarkozy scommetteva sul blocco dell'Iva per calmierare il caro-petrolio ma il progetto ha già incassato un'accoglienza glaciale all'Ecofin e soprattutto il no stentoreo della Merkel.
Che fare? Barcamenarsi scommettendo sul recupero nel finale della presidenza, tra novembre e dicembre. Dando però per scontato che il Trattato di Lisbona, anche nella migliore delle ipotesi, non riuscirà a entrare in vigore il 1° gennaio 2009. Dunque niente nomine, per ora niente presidente dell'Unione. Ammesso che al vertice di ottobre l'Irlanda si presenti con una soluzione della crisi in tasca, sdrammatizzandola (ma non è affatto sicuro), l'incertezza sul futuro del nuovo Trattato indebolirà comunque la credibilità del patto sull'immigrazione, se ci sarà, perché solo con Lisbona si uscirebbe dalla dimensione intergovernativa passando al voto a maggioranza.
Sul piano d'azione europeo per attuare la strategia energetico-ambientale pesano conflitti di interessi irrisolti: dalla ripartizione degli oneri nella guerra al Co2 ai rischi di delocalizzazione, al destino dei biocarburanti. Anche la riforma della politica agricola comune, che tra l'altro si incrocia con il Doha Round, è terreno tellurico. Idem per l'eurodifesa, tanto è vero che si pensa di ripiegare sul rafforzamento della cooperazione nell'industria militare, sulla creazione di una scuola europea per ufficiali e di un gruppo aeronavale europeo. Anche l'Unione per il Mediterreneo, che si celebrerà il 13 luglio a Parigi in pompa magna, per la ferma opposizione tedesca decollerà in dimensione ridotta. Insomma, comunque la si guardi e salvo sorprese positive, questa presidenza europea della Francia parte con troppo piombo nelle ali. E non si vede come Sarkozy, nonostante l'iperattivismo, potrà riuscire a fare miracoli.
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