Starbucks chiuderà nei prossimi nove mesi 600 negozi e 12mila posti di lavoro negli Stati Uniti. La maxi-catena di caffetterie americana, con sede a Seattle, si prepara a tagliare il 7% dei dipendenti per il calo registrato nei consumi in seguito alla crisi dei mutui e l'impennata dei prezzi del petrolio.
I negozi saranno chiusi entro marzo del 2009 e quasi nessuno di questi è tra quelli storici, dato che il 70% ha poco più di due anni di vita. Si tratta di negozi le cui performance sono state al di sotto delle aspettative. Il risparmio che l'azienda conta di realizzare è compreso tra i 328 e i 348 milioni di dollari. A causare la chiusura è stato un mix di due elementi che hanno rallentato i consumi americani. Il primo è l'aumento dei prezzi del petrolio, che ha convinto la popolazione a razionare i risparmi. Il secondo la crisi dei mutui. Il maggior numero di negozi verranno infatti chiusi in California e Florida, gli Stati maggiormente colpiti dalla crisi dei mutui. Nel 2009, ha annunciato la compagnia, saranno aperti «solo» 200 nuovi punti vendita contro i 250 previsti.
Il primo negozio Starbucks è stato aperto a Seattle nel 1971. Con gli anni la catena è diventata un simbolo, soprattutto per i giovani che ne hanno fatto un luogo di aggregazione. Ha negozi anche a Parigi, Berlino e Londra. Sorprendentemente non ha mai aperto in Italia. Qualche anno fa era in programma. Poi il management ha cambiato idea. I bicchieroni di caffè da bere mentre si cammina per strada, si scontrano con l'abitudine tipicamente italiana dell'espresso al bar. Meglio non rischiare.