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Quale è la vera ragione di questi continui attacchi da parte delle milizie di Nkunda?
«Sulla situazione nell’Est del Paese, la comunità internazionale ha parte delle responsabilità soprattutto dopo ciò che è avvenuto in Rwanda. Il Congo ha accolto i profughi hutu in fuga dal proprio paese. Alcuni di loro erano armati ma noi non abbiamo potuto fare nulla perché questi rifugiati erano sotto controllo dell’Onu ed era competenza della comunità internazionale garantire un loro pacifico ritorno in patria che non c’è ancora stato perché si temono vendette. Dunque è il Rwanda che deve garantire la sicurezza per i suoi cittadini e a pagare per le loro divisioni interne sono gli abitanti congolesi. Malgrado tutto, però, io credo che la motivazione della guerra sia più economica che etnica.
Da noi, l’etnia di Nkunda è integrata tra le altre, i tutsi sono accettati senza problemi e molti di loro fanno parte dell’amministrazione. Non a caso anche Nkunda è stato un generale del nostro esercito».
Per fronteggiare questa crisi umanitaria, l’Unione europea stanzierà 16 milioni di euro ma la vera speranza per i congolesi è che la missione dell’Onu non resti indifferente a ciò che sta succedendo perché se i ribelli dovessero prendere Goma, la situazione rischia di andare definitivamente fuori controllo. L’indifferenza, a queste latitudini, si paga molto cara. E come ha insegnato il genocidio in Rwanda, di solito a pagare il conto sono sempre i civili, vittime innocenti ed estranee alle logiche spietate della geopolitica.