SDEROT - Un'altra notte di bombardamenti con il buio illuminato dalle esplosioni; un'altra mattinata di guerra con gli elicotteri che dall'alto girano attorno ai loro obiettivo prima di piombarvi sopra e colpirli. A partire dall'alba, l'artiglieria israeliana ha tirato senza sosta in direzione di Beit Hanoun, Beit Lahyia e, più a Sud, verso la periferia di Gaza City.
Nel primo pomeriggio, qui a Sderot, è scattato ancora l'allarme. «Codice rosso! Codice rosso!», ha gridato in ebraico dagli altoparlanti una voce metallica. Quindici secondi per trovare un riparo: è la procedura. Poi tre razzi palestinesi sono caduti attorno alle nostre postazioni: nel giardino di una casa evacuata, fra gli alberi davanti a un prato, sul ciglio di una strada dietro la portiera dell'auto. A volte si riesce a raggiungere anche un rifugio vero, in cemento armato. Ma i secondi per farlo sono pochi.
Nonostante l'offensiva aerea e terrestre israeliana sia arrivata all'undicesimo giorno, Hamas è ancora capace di lanciare i suoi ordigni: in numero minore, rispetto ai primi giorni di battaglia; ma sempre una ventina almeno, come domenica. Oltre ai tre caduti a Sderot, due chilometri a Nord della striscia di Gaza, ne sono arrivati due ad Ashkelon e due su Ashdod, 30 e 40 chilometri ancora più a Nord dal fronte. Solo nella notte gli israeliani sostengono di aver centrato ed eliminato 30 obiettivi. Altri ne sono stati "obliterati" in mattinata. Ma non tutti i luoghi centrati erano obiettivi militari. Una cannonata ha distrutto una casa e l'intera famiglia, sette persone, che vi abitava. Fino al primo pomeriggio, i nuovo morti civili accertati erano 24: molti i bambini. Israele insiste che la gran parte dei caduti palestinesi dall'inizio della guerra – circa 540 morti – sono miliziani di Hamas e della Jihad Islamica. Ma secondo le Nazioni Unite, i civili sono almeno un sesto del numero dei morti. Costretti a ritirarsi sempre più nei centri abitati dall'avanzare della fanteria israeliana, ai combattenti di Hamas non interessa proteggere la vita degli abitanti e a Israele interessa poco limitare gli incidenti. Circa un milione e mezzo di civili è intrappolato fra la resistenza di Hamas e l'assalto di Israele. Anche se dall'Egitto e da Israele ogni giorno riescono a passare alcune decine di camion carichi di aiuti – 80 lunedì mattina – la situazione umanitaria è sempre più disperata.
I dottori di Medici Senza Frontiere spiegano che a causa dei bombardamenti israeliani e dei combattimenti, i feriti civili non riescono a raggiungere le loro due cliniche aperte a Gaza. L'avanzata sul campo è condotta da due brigate, la Golani e la Givati, e dai paracadutisti: circa 10mila uomini appoggiati da centinaia di carri armati. Spezzata in due la striscia di Gaza poco a Sud di Gaza City, la tattica di Zahal, acronimo ebraico delle Forze di difesa d'Israele, è avanzare velocemente verso i singoli obiettivi, eliminarli e non trincerarsi sul luogo conquistato. Lo Stato Maggiore non vuole ripetere i gravi errori commessi due anni fa nella guerra del Libano Sud: dopo duri combattimenti gli israeliani conquistavano un villaggio e immediatamente diventavano un facile bersaglio di Hezbollah fortificato in cima alle colline attorno.
Movimento costante in spostamenti rapidi è l'ordine di battaglia per il nocciolo della forza d'assalto terrestre. Intanto le navi dal mare, bombardieri ed elicotteri dal cielo, non smettono di martellare le posizioni di Hamas. I 500 obiettivi fissati all'inizio della guerra 11 giorni fa, sono stati distrutti. Ma da terra le forze speciali e i servizi segreti israeliani continuano a fornire nuove informazioni. Eppure Hamas riesce ancora a lanciare i suoi razzi. Non potendo tenere le posizioni iniziali, i guerriglieri si sono ritirati nelle città e nei campi profughi densamente popolati nei quali gli israeliani tendono a non entrare. Limitare le perdite di Zahal è un obiettivo di primaria importanza non inferiore a quelli da distruggere sul campo.