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Gaza, Mubarak propone tregua
Israele: «Sì a un corridoio umanitario»

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6 gennaio 2009

Il premier israeliano Olmert: «prima finisce l'offensiva e meglio è».

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Ayman al Zawahiri ha incitato i musulmani a colpire Israele e l'Occidente in segno di rappresaglia contro l'offensiva dello Stato ebraico nella Striscia di Gaza. «Colpite gli interessi dei sionisti e dei crociati ovunque siano e in qualsiasi modo riusciate a farlo», ha affermato il numero due di al Qaeda in un audio diffuso sul web.

Israele non ha alcun interesse a un'offensiva prolungata nella Striscia di Gaza ha chiarito il premier dello Stato ebraico Ehud Olmert, parlando con il quotidiano Haaretz. «Prima finisce, meglio è - ha detto il primo ministro - Non ci siamo prefissati di occupare Gaza o di uccidere tutti i terroristi. Il nostro obiettivo è di cambiare la situazione a sud», con la fine del lancio dei razzi. Dopo una visita in un alcune delle cittá colpite dai militanti di Hamas in questi giorni, Olmert ha riferito di essere in costante contatto con alcuni leader della comunitá internazionale che chiedono un cessate il fuoco. «Ci sono diverse idee per una soluzione diplomatica - ha detto - Il risultato dovrebbe essere un blocco effettivo della Philadelphi Road, con la supervisione» dell'area al di sotto della quale passano le centinaia di tunnel che Hamas usa per contrabbandare armi dall'Egitto.

Croce Rossa: «La crisi umanitaria ora è totale»
La Striscia di Gaza si trova in una «totale» crisi umanitaria e la situazione dei civili palestinesi, dopo dieci giorni di combattimenti ininterrotti, è «estrema e traumatica». È questo l'allarme lanciato dal comitato internazionale della Croce Rossa (Icrc). Il numero di civili uccisi e dei feriti è in continua crescita e il fragile sistema di rifornimenti potrebbe collassare da un momento all'altro, lasciando mezzo milione di persone senza acqua potabile e a rischio di malattie. L'alto commissariato Onu per i rifugiati ha richiesto l'apertura delle frontiere per permettere ai palestinesi che lo desiderano di lasciare Gaza, mentre anche oggi, come nei giorni scorsi, Israele ha autorizzato l'ingresso di aiuti umanitari destinati alla popolazione palestinese di Gaza. Fonti israeliane precisano che oggi una ottantina di camion entreranno dal valico di Kerem Shalom, alla estremità meridionale della Striscia, dove in questi giorni non si segnalano combattimenti.


Mentre le testimonianze dei palestinesi tracciano un quadro di morte, di distruzione e di fame e Hamas esalta «l'eroica resistenza» delle sue milizie, Israele continua a mantenersi volutamente nel vago riguardo l'andamento sul terreno delle operazioni militari, che avrebbero lo scopo di indebolire le capacità militari del movimento radicale islamico. Il ministro della Difesa Ehud Barak ha detto che le operazioni stanno procedendo secondo i piani, ma che non tutti gli obiettivi sono ancora stati raggiunti e che perciò l'offensiva continuerà. Fonti militari hanno avvertito che potrebbe durare «ancora settimane». La tv satellitare araba al Jazeera che ha almeno quattro inviati nella Striscia ha cercato di spiegare il «reale andamento delle operazioni sul terreno» prendendo in esame «tutti i fronti del conflitto». Per l'emittente araba, il più impegnativo è il fronte del Nord rappresentato da Beit Lahia e Jabaliya: due grossi centri abitati dai quali partono i razzi al Qassam sul sud di Israele. I carri armati israeliani da due giorni si sarebbe attestati ad est di Jabaliya: precisamente di fronte a due alture chiamate Jabal al Rais e Jabal al Kashif, dove l'aspra resistenza dei miliziani avrebbe convinto gli uomini di Tashal a non entrare nei centri abitati. Secondo gli osservatori della tv araba, «l'obbiettivo di Israele è raggiungere e distruggere le basi dei razzi al Qassam». Nel Centro della Striscia, dove proseguono i combattimenti soprattutto ad est di Gaza City, le truppe terrestre attestandosi nei pressi del quartiere Hai al Zeitun, intenderebbero «creare delle sacche sicure per tagliare la Striscia a metà impedendo così i rifornimenti della guerriglia». Zeitun è stato particolarmente colpito; come Jabaliya al nord, è notoriamente una roccaforte dei miliziani di Hamas e i civili che abitano in questo quartiere come quelli del campo profughi del nord stanno pagando il prezzo più alto. Un «terzo fronte» sarebbe stato aperto nel sud: le truppe terrestre provenienti dalla zona est di Gaza City si sono dirette verso Khan Younis «precedute da intensi colpi dell'artiglieria» che potrebbero preludere ad un tentativo di ingresso nei centri abitati. I movimenti presso Khan Younis, aggiunti ad una colonna di carri armati entrati da est verso Saluhddine e verso il valico di Rafah, avrebbero come obbiettivo di «tagliare il contrabbando di armi e munizioni attraverso i numerosi tunnel sotterranei che collegano la Striscia con l'Egitto». I «tentativi di sbarco della marina sula spiaggia di Deir al Balah», a metà della Striscia, sono invece considerati dalla tv araba come «diversivi, oppure destinati a testare la consistenza dei miliziani». Considerando che i lanci dei razzi di Hamas su Israele hanno mantenuto «la media dei giorni precedenti», come osserva l'emittente qatariota, ci sarebbe da pensare che la fine delle operazioni militari non sia prossima. Per il momento tuttavia le truppe israeliane non sono entrate in profondità nei centri abitati; la tattica sembra piuttosto quella di rapide incursioni sostenute dall'artiglieria per colpire gruppi di miliziani, e sono stati i colpi dell'artiglieria a uccidere più civili negli ultimi giorni. Prendere il controllo delle città come Gaza City e Khan Younis però vorrebbe dire entrare nel dedalo delle strade dei centri abitati: operazione che metterebbe a rischio le vite di tutti i soldati israeliani impegnati, ma certamente ucciderebbe anche un numero di civili molto superiore a quello già drammatico del bilancio odierno.

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