A Gaza «vengono violati i più elementari diritti dei civili, in particolare donne e bambini». La Santa Sede torna a denunciare la situazione in Medio Oriente con un duro intervento dell'osservatore permanente all'Onu, l'arcivescovo Celestino Migliore, che due giorni fa ha parlato al Consiglio di sicurezza del Palazzo di Vetro. «La drammatica situazione a Gaza, in Congo, Iraq e Darfur - ha detto - dimostra che non si sta facendo abbastanza per proteggere le popolazioni in aree di guerra».

Una denuncia che ha messo in luce l'utilizzo di civili come strumenti per ottenere risultati politici o militari: «In questi ultimi giorni abbiamo visto un fallimento totale nel distinguerli dagli obiettivi militari. Quando le armi sono utilizzate senza adottare misure ragionevoli per evitare di colpire i civili, quando donne e bambini sono usati come scudi umani, quando - ha aggiunto l'arcivescovo nell'intervento diffuso da Radio Vaticana, cui è stato dato ampio spazio anche sull'Osservatore Romano - è negato l'accesso degli aiuti umanitari a Gaza, vengono distrutti i villaggi nel Darfur e la violenza sessuale devasta la vita di donne e bambini nel Congo, risulta tristemente chiaro che le ragioni politiche e militari passano sopra al rispetto basilare della dignità e dei diritti delle persone e delle comunità».

Un nuovo attacco della Chiesa a Israele, quindi, ma nonostante ciò non si dà ancora per cancellato il viaggio del Papa in Terra Santa in maggio: «Il nostro impegno è rivolto alla prossima visita di Benedetto XVI che speriamo si realizzi. In proposito si sono intensificati i contatti tra i rappresentanti del Vaticano e delle istituzioni israeliane che io rappresento», ha detto il direttore generale del ministero del Turismo israeliano, Noga Shoer Greco. Nei rapporti tra Israele e il Vaticano, ha precisato l'ambasciatore presso la Santa Sede, Mordechai Lewy, «quello che conta sono le parole del Papa, che apprezziamo e rispettiamo». Per Lewy le dichiarazioni di Migliore «non avranno alcuna ripercussione» negativa nelle relazioni.

Ma a Gerusalemme (dove ieri i vescovi europei e americani hanno concluso una missione congiunta con un forte appello alla pace) i toni sono diversi. «Assistiamo ora a uno sforzo diplomatico che cerca di risolvere il conflitto di Gaza. Ci sono volute tre settimane di morti, con molti bambini e donne che non hanno niente a che fare con Hamas e con Israele, di terrore, di feriti, di distruzioni. Perché?», ha detto al Sir, l'agenzia stampa della Cei, il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal. Per il Custode francescano di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, quella di Gaza è una guerra «che non si svolge fronte contro fronte, ma nelle case e dove vive la gente. Assistiamo continuamente all'uccisione di civili, di persone che non c'entrano niente, è uno stillicidio. Il Vaticano - ha aggiunto il Custode in merito alla condanna all'Onu - è stato molto duro con Israele ma anche Hamas ha forti responsabilità».

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