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Diritto all'acqua: nessun accordo
al Forum mondiale di Istanbul

di Valentina Maglione

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22 marzo 2009
Emergenza idrica in Sri Lanka (AFP PHOTO/Ishara S. KODIKARA)
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Non si trova l'accordo sul «diritto di accesso all'acqua» al quinto Forum mondiale che si è concluso il 22 marzo a Istanbul, in concomitanza con la giornata mondiale dell'acqua. Oggi, secondo l'Onu, sono 2,5 miliardi le persone del tutto prive dell'accesso all'acqua. Tuttavia, la dichiarazione finale del Forum – che ha coinvolto oltre 25mila persone per una settimana di lavori – afferma la necessità di migliorare l'accesso all'acqua e l'azione di bonifica in tutto il mondo, ma non il «diritto all'accesso all'acqua», chiesto con forza da numerose organizzazioni non governative e da diversi Paesi.

La dichiarazione finale

Il testo conclusivo del Forum traccia però la strada da seguire: occorre fare economia di acqua, in particolare nel settore agricolo, e contrastare l'inquinamento, sia nei corsi d'acqua che nelle falde freatiche. Quanto agli impegni, Francia, Spagna e molti Paesi dell'America latina e del continente africano hanno chiesto di modificare il testo. Senza successo: la dichiarazione finale afferma che l'accesso all'acqua potabile e alla bonifica è una «necessità umana fondamentale», ma non un «diritto».

La ricorrenza

La giornata mondiale dell'acqua, che si festeggia ogni anno il 22 marzo, è stata istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 con le direttive dell'agenda 21, risultato della conferenza di Rio de Janeiro. L'Onu chiese ai suoi membri di dedicare questo giorno all'obiettivo di portare a termine le raccomandazioni raggiunte con l'Assemblea Generale e a promuovere attività concrete all'interno dei loro Paesi. Il tema per l'edizione di quest'anno è «Le acque transfrontaliere: condividere l'acqua, condividere le opportunita».

Lo scenario

La popolazione mondiale è in crescita costante: aumenta di 80 milioni l'anno. E sale anche il bisogno d'acqua: di circa 64 miliardi di metri cubi l'anno. Inoltre, si stima che il 90% dei tre miliardi di persone che nasceranno entro il 2050 vivranno in Paesi in via di sviluppo, perlopiù in zone in cui già ora l'accesso all'acqua è problematico. E la richiesta d'acqua crescerà anche per l'aumento dell'aspettativa di vita. Inoltre, nel 2030 la popolazione urbana arriverà all'81% del totale. Sono questi alcuni dei dati messi in luce dal terzo report «Water in a changing world», stilato dall'Onu in occasione della giornata mondiale dell'acqua.

22 marzo 2009
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