L'operatore della Croce Rossa,rilasciato nel Sud delle Filippine dopo sei mesi in mano ai guerriglieri islamici
«Temevo mi decapitassero, ma ho tenuto duro». Nei 178 giorni in cui è stato prigioniero nella giungla, l'operatore della Croce Rossa Eugenio Vagni ha cercato di mantenere viva la speranza: «Cerchi di lavorare - ha raccontato - per adattarti alla situazione, non hai altra scelta, sopravvivere diventa tutto. Ma è normale che a volte si perda la speranza».
«C'erano delle volte - ha aggiunto - che ero così spaventato quando dicevano che avrebbero dovuto decapitare uno di noi, poi dicevano che sarebbe stato il giorno dopo». E la paura che finisse male è durata fino all'ultimo: «Dal giorno che mi hanno rapito fino a sabato alle 4 - ha concluso - pensavo che sarei stato decapitato, che poteva succedere qualunque cosa». Intanto il fratello dell'operatore, Francesco Vagni, ha dichiarato ai cronisti di aver visto in televisione Eugenio «molto dimagrito».
Eugenio Vagni è stato liberato nel sud delle Filippine dopo sei mesi di sequestro da parte dei guerriglieri islamici di Abu Sayyaf. Il volontario toscano della Croce Rosse internazionale era stato rapito il 15 gennaio nell'isola di Jolo. Lo ha reso noto la stessa Croce Rossa internazionale.
Frattini ha innanzitutto manifestato la propria gratitudine alle Autorità filippine per il loro operato e ha ringraziato tutti coloro che si sono prodigati per favorire una soluzione positiva della vicenda, e, in particolare, il Comitato Internazionale della Croce Rossa, la Croce Rossa italiana, l'Unità di Crisi e l'Ambasciata d'Italia a Manila che hanno seguito da vicino e costantemente il caso.
Il ministro ha espresso apprezzamento anche per il responsabile comportamento degli organi di informazione italiani, che, in questi mesi, hanno raccolto l'appello della Farnesina a mantenere un atteggiamento di riserbo per non compromettere il buon esito della vicenda.
«Ho fatto presente al ministro degli Inetrni delle Filippine che ritenevamo pericoloso in quelle condizioni effettuare un blitz che non c'è stato neanche per la liberazione degli altri ostaggi».
Tra i rapimenti all'estero di cittadini italiani, poi risolti con la liberazione lo scorso febbraio, c'è quello delle due suore piemontesi, Caterina Giraudo e Suor Maria Teresa Olivero del Movimento contemplativo missionario padre de Foucauld della diocesi di Cuneo. Le due missionarie erano state rapite in Kenya lo scorso 9 novembre 2008 da un gruppo di predoni.
Intanto restano ancora in mano ai pirati daormai tre mesi, i dieci marinai italiani della nave Buccaneer, assalita nel golfo di Aden, nell'Oceano Indiano tra lo Yemen, sulla costa meridionale della penisola araba, e la Somalia.