Dopo gli scandali dei rimborsi spese dei politici i sondaggi indicano il Labor al 16%, i Conservatori al 31% e i Liberaldenmocratici al 13%. Avanzano le forze estremiste
Londra- Crolla il consenso politico per i partiti tradizionali inglesi, si dissolve come mai prima d'ora, quello per i laburisti. E con i voti se ne vanno anche i quattrini, sotto forma di generosi finanziamenti che i ricchi supporter garantivano al partito di Gordon Brown. La settimana più lunga della politica inglese si chiude con una raffica di sondaggi che concordano, al di là delle frazioni, sulla disaffezione degli elettori per una classe politica travolta dal sospetto per avere gestito in modo quantomeno allegro, più probabilmente truffaldino, i rimborsi spese.
Lo scandalo che minaccia ora la testa dello Speaker – il presidente dei Comuni – Michael Martin, ha spinto il Labour al 16 % del sostegno popolare, i conservatori al 31 % e i liberaldemocratici al 13. Il restante 40 % - secondo il sondaggio dell'Indipendent on Sunday - se lo divideranno le forze più radicali nemmeno rappresentate ai Comuni dall'Ukip (indipendentisti antieuropeisti ), al British National party, ai verdi. Secondo un altro domenicale,The Observer, lo scandalo ha spinto almeno un quarto degli elettori a cambiare partito. E il cambio significa premiare quelle forze che sono sempre state ai margini della vita politica inglese.
La prova di una rivoluzione politica tanto radicale si avrà al test di giugno quando gli inglesi voteranno per le europee e le amministrative. E' difficile però che anche un risultato catastrofico per i laburisti, come quello che si va delineando, possa condurre a politiche anticipate – sarebbe un suicidio per il partito al governo – o alla rimozione di Gordon Brown dalla leadership. Molti la vorrebbero, ma le elezioni generali sono a soli undici mesi e manca fisicamente il tempo per creare quel rimbalzo nei sentimenti popolari che sarebbe necessario.
Molto più imprevedibili sono, invece, le conseguenza che avrà su Brown e sul suo entourage la fuga dei finanziatori. Su dieci imprenditori che hanno sovvenzionato il partito intervistati dai media inglesi, solo uno ha riaffermato i suoi impegni finanziari. Gli altri chiuderanno il portafogli. A dirlo apertamente ci ha pensato Anthony Bailey che dopo aver versato decine di migliaia di pound al partito convinse ricchi tycoon a donare milioni. "E' una storia vergognosa. Io non pagherò più – ha detto all'Observer – e consiglierò lo stesso ad altri". Identici i sentimenti di Moni Varna importatore di riso che donò decine di migliaia di sterline al Labour. Incerto invece sir Gulam Noon che ha dato più di mezzo milioni di pound al partito del premier.
Se la stretta finanziaria si farà sentire fino in fondo, cresceranno le chance di una sfida a Brown. Ma quello che già ora si può prevedere è il rafforzamento dei sindacati nel partito di governo. Da sempre grandi pagatori del Labour, le Unions, erano state marginalizzate dalle politiche moderate di Blair e al posto loro erano arrivati gli aiuti di ricchi amici imprenditori. La fuga di questi ultimi ridarà fiato al sindacato che cercherà di imporre una linea più radicale al Labour . Sarà, dunque, sempre più old style, ovvero sempre più lontano dal New Labour che si inventò Tony Blair.