PARIGI – L'AF 447, precipitato misteriosamente nelle acque dell'Atlantico lo scorso primo giugno, non si è disintegrato in volo, come detto subito dopo l'incidente, ma toccando la superficie del mare. Quanto al malfunzionamento dei tubi di Pitot, le sonde esterne che permettono ai piloti di misurare la velocità del velivolo, è uno degli elementi da considerare per spiegare la tragedia, ma non rappresenta la causa principale.
Sono alcuni degli elementi che emergono dal rapporto presentato questo pomeriggio dal Bea, l'organismo governativo francese, che sta portando avanti un'inchiesta sul crash del volo di Air France. Lo studio (un «primo rapporto», come è stato definito dagli esperti del Bea, specializzato nello studio delle cause degli incidenti aerei e all'avanguardia nel settore a livello mondiale) non sembra dare una risposta definitiva ai tanti dubbi che riguardano il crash, ma fornisce già qualche risposta interessante.
L'aereo ha toccato la superficie dell'acqua in posizione verticale e con una forte accelerzione. La maggior parte dei giubbotti di salvataggio ritrovati non erano stati gonfiati e, quindi, si suppone che tutto è avvenuto molto in fretta. Si è verificato un problema nella velocità, un'«incoerenza », come è stata definita fin dagli inizi dal Bea, che ha sempre fatto riferimento a un problema su questo fronte. «Abbiamo forti sospetti sul cattivo funzionamento dei tubi di Pitot – ha sottolineato Alain Bouillard, responsabile dell'inchiesta -, ma è solo uno degli elementi, non costituisce la causa principale dell'incidente».
Bouillard ha assicurato che i mezzi francesi (compreso un sommergibile nucleare), presenti nell'area dell'Atlantico, dove l'Airbus A330 si è schiantato, continuerano la ricerca delle scatole nere fino al 10 di luglio.