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Ed Galea: «Vi spiego come si sopravvive a un disastro aereo»

di Serena Danna

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02 luglio 2009


«I passeggeri più a rischio in caso di incidente aereo sono i frequent flyer: credono di sapere già tutto e quindi mettono in pratica comportamenti sbagliati, sono distratti e disinvolti. La maggior parte delle persone poi crede che in caso di incidente è impossibile salvarsi, sbagliato anche questo».
Ed Galea, professore all'Università di Greenwich, considerato uno dei massimi esperti di sicurezza in volo, dal 1995 sta portando avanti con il suo team (che ha raggiunto 35 persone) un poderoso studio finanziato dalla Comunità Europea sui comportamenti umani in situazioni di emergenza. Ha esaminato più di 2mila report di sopravvissuti ai disastri aerei e compilato un vero e proprio database di casi e situazioni. Risponde al telefono dal suo studio londinese immerso nel verde cittadino.

Professor Galea, i suoi studi dimostrano che nei 568 incidenti aerei avvenuti dal 1983 al 2000 su 53,487 persone coinvolte 51,207 si sono salvate, che significa più o meno il 90%. La situazione dopo il 2000 è peggiorata?
Se si guarda alle statistiche, i numeri sono sempre gli stessi. Sono aumentati i viaggiatori aerei nel mondo ma purtroppo non la consapevolezza dei passeggeri. In uno degli ultimi esperimenti, abbiamo fatto a 468 viaggiatori domande molto semplici sulla distribuzioni degli spazi all'interno del velivolo, cinture di sicurezza, giubbotti di salvataggio etc ma solo il 22% è riuscito a dare delle risposte corrette, e riferito ai frequent flyer la cosa non è poi cambiata molto: il 27%.

Ma quali sono i comportamenti "salva-vita"?

Innanzitutto bisogna viaggiare sempre, per quanto è possibile, in buone condizioni di salute. Per essere reattivi c'è bisogno di resistenza fisica e di forza.

Tante persone che hanno paura di volare consumano farmaci prima di partire o si stordiscono con gli alcolici per addormentarsi, sbagliano?

Assolutamente sì. Bisogna stare lucidi e cercare di restare svegli il più possibile. Evitare di alzarsi se non per andare nel bagno e fare degli esercizi di mobilità, fondamentali soprattutto sulle tratte di lungo raggio. Da seduto poi stare sempre con le cinture allacciate. Ma in generale bisogna studiare l'aereo: appena saliti sul velivolo verificare dove ci si trova, dove sono le uscite di sicurezza, contare quante file ci sono tra te e l'uscita più vicina. Non sempre in caso di incidente è possibile guardarsi intorno, quindi contare può aiutarti. E' comportamento comune buttarsi subito verso l'uscita più vicina, ma è sbagliato perché si accalcano tutti lì e magari quelle anteriori o posteriori restano vuote .

Qual è la posizione da prilegiare da seduti?

La cosiddetta posizione di sicurezza, ovvero piegati con la testa sulle ginocchia, rannicchiati il più possibile con le braccia intorno alle gambe. Questa posizione è la migliore per evitare di rompersi braccia e gambe in caso di impatto violento.

Due luoghi comuni rispetto alla sicurezza fai-da-te in aereo riguardano il togliersi le scarpe in volo e mettere a riparo telefonino e documenti in caso di forte turbolenza, cosa ne pensa?

Va assolutamente sfatato il mito delle scarpe: bisogna tenerle ai piedi, perché non sai mai su che suolo dovrai correre e in che condizioni sarà, e visto che l'unica cosa certa è che dovrai precipitarti all'esterno, meglio avere i piedi protetti. Per il resto, bisogna tenere a mente che ogni secondo conta sull'aereo e quelli che si impiegano per mettere a riparo il telefonino sono quelli che potrebbero salvarti la vita. Ripeto: l'unica cosa da fare è uscire il prima possibile dall'aereo seguendo le indicazioni degli assistenti di volo.

Un altro pensiero comune è vedere i grandi aerei più sicuri di quelli piccoli…

Anche questo è sbagliato: gli unici parametri che fanno fede sono la data di produzione del velivolo e la reputazione della compagnia.

Le sue ultime ricerche si stanno concentrando sulla maniera diversa da parte delle popolazioni di affrontare le situazioni di emergenza, c'è già qualche dato che vuole condividere con noi?

Uno studio comparativo Gran Bretagna-Brasile sulla maniera diversa di affrontare l'evacuazione dai palazzi in fiamme ha evidenziato che , a differenza dei pregiudizi che si accompagnano spesso a inglesi e brasiliani, i due rispondono all'emergenza negli stessi tempi. La reattività , nonostante nebbia ed efficienza da un lato e sole e mare dall'altro, è la stessa.

02 luglio 2009
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