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Operai francesi minacciano: «Dateci i soldi, o la fabbrica esploderà»

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12 luglio 2009
Le bombole di gas piazzate all'esterno della fabbrica New Fabris di Chatellerault (Epa)
La protesta degli operai francesi

Il mondo delle proteste sindacali, in Francia, segna un drammatico passo in avanti. Ben oltre i consueti scioperi e le occupazioni; ma superiore persino alle minacce e ai rapimenti dei manager. Gli operai della New Fabris impiegati nell'impianto di Chatellerault, fabbrica di componentistica di auto in fallimento controllata dal 2007 dall'italiana Zen, hanno minacciato di far saltare in aria lo stabilimento. La minaccia in realtà è diretta ai clienti dell'azienda. Nomi di primissimo piano: Renault e Psa Peugeot Citroen. Se i due gruppi automobilistici non pagheranno loro un indennizzo da 30mila euro ciascuno, la fabbrica esploderà. Cifra non casuale, Renault e Psa avrebbero già versato la stessa cifra a circa 200 dipendenti licenziati del gruppo Rencast, anche questo specializzato in componentistica auto.

I 366 lavoratori stanno occupando l'impianto e hanno dato tempo alle due case automobilistiche, che contavano per il 90% degli introiti del sito, fino al 31 luglio per trovare un accordo. Scaduto il termine, ha spiegato Guy Eyermann, segretario del consiglio di fabbrica, lo stabilimento verrà fatto esplodere con le bombole di gas al suo interno. Nella fabbrica sono custodite componenti per auto, che le due compagnie devono ancora ritirare, per un valore complessivo di due milioni di euro, ed un nuovo macchinario della Renault, che varrebbe altri due milioni di euro. «Non daremo tempo a Psa e a Renault di aspettare fino ad agosto o a settembre per recuperare le componenti e i macchinari ancora nella fabbrica - ha detto Eyermann - se noi non avremo nulla, non avranno nulla neanche loro».

Renault e Psa hanno risposto picche. Entrambi sottolineano gli «sforzi» fatti per appoggiare «fino alla fine» la fabbrica in difficoltà. «Non sta a noi sostituirci agli azionisti», ha reagito la direzione di PSA Peugeot-Citroen. Il gruppo sarebbe disposto, riferisce, a riprendere gli stock, ma di fronte alla richiesta delle indennità la direzione di Renault rinvia agli accordi tra i dipendenti del fabbricante di componenti e l'amministrazione giudiziaria.

12 luglio 2009
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