L'amministrazione Obama ha deciso di andare fino in fondo nell'inchiesta sulle torture commesse durante la guerra al terrorismo e con una mossa attesa da mesi ha deciso di avviare formalmente le indagini nei confronti degli agenti Cia che hanno condotto i durissimi interrogatori sui detenuti. La decisione, annunciata dal ministro della Giustizia, Eric Holder, è arrivata a seguito della pubblicazione dei contenuti di un rapporto sugli abusi perpetrati dalla Cia nel 2004, dal quale emerge che gli agenti arrivarono a minacciare di uccidere i figli dei terroristi per far crollare i detenuti nel corso degli interrogatori. Gli ufficiali dissero espressamente a Khalid Sheikh Mohammed, considerato uno degli architetti degli attentati dell'11 settembre, che i suoi figli sarebbero stati uccisi se si fossero verificati altri attacchi sul suolo degli Stati Uniti. In un altro caso un detenuto fu minacciato di essere costretto a vedere sua madre violentata davanti ai suoi occhi.
A condurre le indagini è stato nominato un super-magistrato: Holder è John Durham, che in passato ha già portato a termine inchieste sulle videoregistrazioni effettuate dalla Cia nel corso degli interrogatori. Ora Durham dovrà verificare come e quando la Cia abbia violato la legge pur di cercare di fermare i "nemici dell'America".
A chiedere di proseguire le indagini era stato da ultimo il comitato "etico" del dipartimento di Giustizia, che ha raccomandato al ministro di Giustizia di procedere con l'avvio di un fascicolo. Una decisione su cui Obama si è sempre mostrato molto restio per non mettere sotto processo i servizi segreti, spiegando che "l'America deve guardare avanti e non indietro". Il presidente ha fatto sapere da Martha's Vineyard, dove si trova in vacanza in questi giorni, che la scelta se portare in tribunale o meno gli uomini della precedente amministrazione è stata unicamente al dipartimento di Giustizia. Il direttore della Cia, Leon Panetta, ha chiarito invece sin dal suo insediamento che difenderà gli agenti che si sono limitati ad eseguire gli ordini.
Il giro di boa nella guerra al terrorismo è partito con la notizia, pubblicata stamane dal Washington Post, che Barack Obama ha istituito una nuova squadra speciale che si occuperà di condurre le indagini sui terroristi, sottraendo di fatto gli interrogatori dalle mani Cia, da mesi sotto un durissimo fuoco di contestazioni dopo le rivelazioni sull'uso di torture, anche psicologiche, nei confronti dei detenuti. La svolta voluta da Obama prevede anche regole certe nel trattamento dei prigionieri. D'ora in poi gli interrogatori saranno condotti secondo il manuale operativo dell'esercito che vieta espressamente il "pugno duro" contro i prigionieri di guerra. I detenuti non potranno essere spogliati, né minacciati né esposti a forti temperature per farli parlare, come accaduto in precedenza.
Il nuovo team, di cui comunque faranno parte anche uomini dei servizi segreti, avrà sede negli uffici dell'Fbi che ne avrà formalmente la direzione e sarà supervisionato dal dipartimento per la Sicurezza Nazionale. La decisione segue l'intenzione di Obama di chiudere per sempre la vicenda delle torture che hanno pesato come un macigno negli ultimi anni sull'immagine dei soldati americani all'estero e su quella degli stessi Stati Uniti. L'ultimo scandalo era scoppiato nel fine settimana dopo le rivelazioni sulle minacce di morte effettuate ai sospetti terroristi a Guantanamo, attraverso l'uso di armi automatiche e trapani. In alcuni casi gli agenti sparavano a vuoto colpi di pistola nelle stanze accanto a quelle dei detenuti per far credere che fossero in corso delle esecuzioni.
Da quanto rivelato dai funzionari della Casa Bianca infine il governo di Washington ha intenzione di mettere definitivamente fine alle cosiddette extraordinary rendition, la pratica con cui i prigionieri venivano portati in Paesi terzi dove le leggi consentivano durissimi sistemi di interrogatorio per aggirare di fatto i vincoli della Convenzione di Ginevra.