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Boom di ricavi per i colossi della farmaceutica sulle ali della febbre «suina»

di Fabio Pavesi

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25 ottobre 2009

Per vedere i primi copiosi frutti occorrerà attendere la fine del 2009 con la pubblicazione dei bilanci annuali, ma è certo che l'influenza suina sarà una manna per i conti dei colossi del farmaco.
La dichiarazione ieri l'altro dell'emergenza nazionale per il virus H1n1 da parte del presidente Usa Barack Obama e l'allungarsi della lista dei casi di contagio in tutto il mondo sono il viatìco su cui correranno le vendite dei vaccini da parte di "big pharma".
Del resto già nei giorni scorsi si erano avvertiti segnali inequivocabili che la grande corsa alla vaccinazione di massa era partita.
La svizzera Novartis ha annunciato, con la recente pubblicazione dei conti del terzo trimestre, che nei mesi tra ottobre e dicembre prevede che dalla vendita del suo vaccino "Focetria" otterrà tra i 400 e i 700 milioni di ricavi aggiuntivi. Il colosso elvetico ha aggiunto che è pronta a mettere sul mercato fino a 150 milioni di dosi durante il periodo di picco della pandemia.
Già nel luglio scorso Novartis aveva raggiunto accordi con 35 Governi di tutto il mondo per la produzione del farmaco e si era assicurata due contratti con il governo Usa per il valore di 979 milioni di dollari.
Non che le altre case siano state a guardare. L'inglese Glaxo avrebbe già venduto a una ventina di paesi oltre 400 milioni di dosi del suo "Pandermix" con un incasso attorno ai 3,5 miliardi di dollari. E la casa inglese ha dichiarato che per il vaccino anti-influenzale "Relenza" conta di arrivare a una capacità produttiva per 190 milioni di dosi previste entro la fine del 2009.
Altra protagonista della contesa farmaceutica è la svizzera Roche che forte del suo "Tamiflu" conta di stabilire nuovi record di vendite. Già nel periodo luglio-settembre di quest'anno il Tamiflu ha registrato ricavi per 994 milioni di franchi svizzeri, quando gli analisti ne stimavano solo 538 e l'ottimo andamento del farmaco ha consentito alla Roche di battere le attese del mercato che si aspettava vendite totali per l'intera divisione farmaceutica per 9,6 miliardi quando invece il risultato (grazie al Tamiflu) si è attestato a 9,9 miliardi. Per gli analisti di Nomura il vaccino anti-flu della Roche dovrebbe portare a vendite totali per il 2009 per 2,7 miliardi di franchi svizzeri, contro i soli 600 milioni del 2008. Vendite quadruplicate quindi. E l'effetto dovrebbe proseguire anche nel 2010 dove le attese sono per ricavi che scenderanno rispetto al picco dell'inverno 2009, ma si collocherebbero comunque sulla ragguardevole cifra di 1,5 miliardi.
Per gli analisti del broker asiatico l'effetto della pandemia influenzale beneficerà anche Astra Zeneca per la quale si ipotizzano ricavi per 450 milioni di dollari quasi tutti nel quarto trimestre. Per la francese Sanofi-Aventis si parla di stime di ricavi tra il quarto trimestre e la prima parte del 2010 di 738 milioni di dollari. Cifre importanti che andranno verificate nel corso dei prossimi mesi e sulla base dell'andamento della virulenza. L'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) del resto ha stimato che il giro d'affari del vaccino H1n1 dovrebbe attestarsi sui 20 miliardi di dollari. Ma come si arriva a queste cifre? Semplice. Le dosi finiranno sul mercato a prezzi unitari intorno ai 7-10 dollari. Ciò vuol dire che le stime proiettate dall'Oms riguardano il fatto che finiranno per vaccinarsi circa due miliardi di persone in tutto il pianeta.
I numeri fanno impressione, ma non al punto tale da infiammare le borse. Certo i titoli farmaceutici si sono ben comportati in questi mesi di riscossa violenta dei listini, ma senza enfasi eccessiva. Chi si aspettava finora una corsa folle all'acquisto dei titoli di big pharma si deve ricredere. Visti così infatti quei 20 miliardi sono una cifra colossale, ma rappresentano tutto sommato una percentuale che viaggia tra il 2 e il 3% del giro d'affari mondiale dell'industria del farmaco che secondo le stime di Ims Health dovrebbe vedere salire il fatturato nel 2010 del 4-6% a quota 825 miliardi di dollari. Del resto i 2,7 miliardi di franchi svizzeri che gli analisti attribuiscono a Roche per le vendite di quest'anno del Tamiflu si confrontano con i ben 50 miliardi di ricavi complessivi del gruppo farmaceutico. E anche i 150 milioni di confezioni che Novartis è pronta a produrre valgono tra 1,3 e 1,5 miliardi quando il colosso elevetico fattura ogni anno ben sopra i 43 miliardi di dollari.
E questi sono i ricavi. Gli utili saranno comunque più contenuti, dato che i margini unitari sono bassi, non certo quelli prodigiosi di farmaci contro il colesterolo o le malattie oncologiche che hanno profittabilità assai più elevata. Dice un operatore di Borsa: «Certo il picco dell'influenza vedrà vendite molto forti, ma è un fenomeno una tantum, si esaurirà nell'arco di un semestre e ci sono almeno 5-6 grandi produttori a contendersi il mercato. Inoltre i Governi tenderanno a schiacciare i prezzi verso il basso. Tutto sommato ci aspettiamo una crescita degli utili di solo qualche punto percentuale.»
Altro che un campione come il "Lipitor", il farmaco anti-colesterolo della Pfizer che da solo vende in un anno 12 miliardi di dollari. Sono questi i farmaci "bomba" dell'industria farmaceutica: malattie croniche con assunzioni prolungate per decenni e con margini elevati. La suina darà una spinta, ma non tale da far volare i titoli in Borsa.

25 ottobre 2009
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