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New York, la crisi trasforma i negozi in gallerie d'arte

di Chiara Zamin

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23 novembre 2009
Galleria fotografica

I locali commerciali rimasti sfitti a causa della recessione si trasformano ospitando l'arte al posto del nulla. Ma l'effetto non sempre riesce a camuffare la tristezza per una vitalità che non c'è più


Per ora niente più pane, massaggi, sushi o burrito a Willoughby Street. In uno dei quartieri centrali di Brooklyn i negozi in disuso sono trasformati in gallerie d'arte.
Alla "Bakery Broadway" non si vendono piu' muffin e croccanti filoni. In cambio pero' si puo' ammirare una mostra fotografica, opera del newyorkese Ellis Gallagher, un artista di strada conosciuto come (C) Ellis G, le cui foto sono gia' passate dalle copertine del New York Times e della rivista Time Out. Accanto all'ex panetteria-pasticceria, "Al Bombay Beauty Salon" vi sono esposte le composizioni artistiche di Michael De Feo, newyorkese, presente da oltre 16 anni sulla scena locale.

E' la crisi economica che crea spazio per mille metamorfosi, all'arte fruibile per tutti.
Cresce infatti a New York l'esigenza dei proprietari immobiliari di veder occupati i loro spazi. Tanto che il gruppo "Chashama", specializzato nel trovare aree libere per allestimenti artistici, deve riformulare la sua "mission": sono gli immobilieri stessi che li cercano per offrire i loro spazi; ovviamente gratis e in alcuni casi anche con la copertura delle spese per le bollette dell'elettricità durante il periodo della mostra.

A fare da tramite tra gli artisti e i proprietari di immobili ci pensano associazioni non profit. Una di queste, la "No Longer Empty", nata proprio in risposta alla crisi generata dal crollo di Wall Street.
"La situazione economica attuale rappresenta una nuova grande opportunita. Il pubblico puo' interagire meglio con l'arte, in un modo insolito e gli artisti sono nelle condizioni di sperimentare, realizzando creazioni che probabilmente in una galleria d'arte tradizionale non sarebbero possibili" spiega uno dei fondatori del gruppo.

Per il proprietario di un immobile, l'arte al posto del nulla, rappresenta il male minore. Vedere il proprio negozio allestito, aiuta a rendere piu affascinanante e invitante lo spazio commerciale.
La serie di esposizioni lungo la Willoughby Street e'stata resa possibile dalla collaborazione di "MetroTech Business Improvement District" , una noprofit dedita alla rivitalizzazione di downtown Brooklyn e "Ad Hoc Art" una associazione che promuove artisti di strada, pop e underground. Alcuni isolati piu' avanti, lungo la trafficata Flatbush Avenue Extension, all'incrocio con DeKAlb Avenue (un'area con una concentrazione di popolazione afroamericana di classe sociale medio-basso) sei negozi giganteschi ospitano una serie di dipinti, sculture e installazioni, sotto gli occhi dei passanti incuriositi. Ai loro estremi vi e' un McDonald stracolmo di gente a tutte le ore e un negozio della Applebee's. E' il risultato della collaborazione tra la non profit "Downtown Brooklyn Partnership" e l'associazione d'arte "New Art Dealers Alliance".

Il problema dei locali "morti" riguarda pero' l'intera metropoli americana. A downtown Manhattan, nei quartieri piu' rinomati per lo shopping, balzano all'occhio le insegne "Affittasi" o "Vendesi". Sulla 4 strada e Broadway il gigantesco Tower Records Store e' vuoto da mesi, in attesa di essere adibito "ad arte", che a volte, come nel caso di alcune esposizioni a Willoughby Street, punta alla denuncia, incita alla riflessione oltre che a far presa sul gusto estetico.
In uno dei negozi successivi all'ex salone di bellezza di Bombay, si trovano le insegne "Risparmia", "Bancarotta a 399$" o "Living Trust 399$", e un manichino in vetrina con le stampelle che tenta di scendere dagli scalini. Per terra vi e' un libro intitolato "Guida fai da te per sbararazzarsi dei debiti".
Piu' in la', dopo un ex ristorante messicano e un giapponese, location di altre opere, troviamo l'insegna "I ragazzi dei bagel". Vi sono esposti ancora i menu': puoi scegliere tra un bagel con il burro la marmellata per un dollaro e 10 centesimi o il bagel con la crema di formaggio a 1 dollaro e 35. Qui non si pranza piu' ma si osservano le stampe in bianco e in nero dei "Cannon Ball Press", un gruppo di giovani artisti che, come si evince dal pannello descrittivo, non ha ancora trovato una propria location.

In una vetrina un registratore di cassa gigante con molti pulsanti, ognuno dei quali rimanda ad una delle espressioni divenute più note con la crisi: "Schema Ponzi", "Pignoramento", "Bancarotta", "Risparmi spazzatura". E' il racconto di una economia complessa, dalle mille sfaccettature e conseguenze, che vuole evitare l'effetto-chiusura delle vetrine vuote, ma riesce a camuffare la tristezza per la vitalità che non c'è più.

Tra gli immobilieri disperati ci sono ancora quelli che sperano di trovare comunque un cliente e di fronte al commerciante in difficolta' non sono disposti a sconti sulla rata d'affitto. L'inquilino costretto a mollare, come il calzolaio nel pieno centro di Brooklyn al quale l'agenzia non ha voluto rinnovare l'affitto. L'ex negozio di riparazioni da settembre è una scatola vuota, senza neppure le esposizioni d'arte.

23 novembre 2009
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