MADRID - Sono passati ormai 38 giorni da quando il 2 ottobre scorso l'atunero spagnolo Alakrana, formato da un equipaggio di 36 marinai, è stato sequestrato, a 400 miglia dalla costa somala, dai pirati. Giovani guerriglieri armati fino ai denti che si muovono su lance agili e veloci e vanno all'arrembaggio di queste barche, lunghe oltre cento metri, specializzate nella cattura dei tonni.
Sono stati giorni drammatici e confusi, tra la speranza di un pronto rilascio dei pescatori, provenienti dai Paesi baschi, dalla Galizia e dall'Andalusia, e la realtà di trattative complicate e delicate coi diversi gruppi di pirati somali che cercano, di continuo, di alzare il prezzo del riscatto. E ieri, nelle cittadine portuali di Bermeo e Vigo, decine di migliaia di persone si sono idealmente strette attorno ai "loro pescatori" per chiedere al governo spagnolo di fare tutto il possibile per liberarli.
Non è facile. Il quadro è infatti complicato dal fatto che il 3 ottobre la Fregata Canarias, che incrocia al largo delle acque territoriali somale nell'ambito dell'operazione militare Atalanta approvata dall'Onu per proteggere le flotte dei pescherecci internazionali dall'attacco dei pirati, ha catturato due guerriglieri trasferendoli in Spagna per essere interrogati. Una dimostrazione di forza che ovviamente non è piaciuta ai guerriglieri che, per tutta risposta, alcuni giorni fa hanno trasferito a terra tre dei 36 marinai, minacciandoli di morte se non sarà pagato in tempi brevi il riscatto e non saranno rilasciati i due "commilitoni" agli arresti in Spagna. La crisi sembra per ora disinnescata (i tre sono stati riportati a bordo), ma dimostra quanto sia arroventato e instabile il clima.
Quali possano essere gli sviluppi di questa vicenda è dunque difficile dire, tanto più che l'armatore dell'Alakrana ha detto che il 30 ottobre scorso era già stato sul punto di pagare un riscatto, ma poi la negoziazione, all'ultimo momento si è bloccata. Si parla ora di una richiesta doppia (4 milioni di euro), rispetto alle trattative iniziali, anche se queste informazioni vanno valutate con tutte le cautele del caso. La verità è che il peschereccio spagnolo è alla fonda davanti al porto di Haradhere, insieme a un'altra dozzina di barche, battenti bandiere internazionali, sequestrate nelle ultime settimane e ormeggiate più a nord.
Ieri in Spagna circolavano voci (riprese dalla stampa), secondo cui il governo Zapatero vorrebbe convincere gli alleati internazionali a bloccare i porti somali, in modo da non lasciare margini di manovra ai pirati. Il tutto mentre il Parlamento spagnolo ha approvato nei giorni scorsi una delibera per autorizzare i pescherecci a imbarcare forze di sicurezza private e armate, per difendersi dagli attacchi sempre più frequenti dei guerriglieri.
Si tratta di una misura senza precedenti, che dà la misura di quanto sia pericoloso navigare nelle acque dell'Oceano indiano di questi tempi. Tanto che, per precauzione, i pescherecci spagnoli sono ormai da qualche settimana ormeggiati o nei porti d'origine e alle Seychelles.