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Due «sconosciuti» per l'Europa

di Elysa Fazzino

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20 novembre 2009

Nel match europeo sulle nomine, l’Italia e la sfortunata candidatura dell’italiano Massimo D’Alema ricevono scarsa attenzione sui media esteri. La scelta del belga Herman Von Rompuy come presidente del Consiglio europeo e dell’inglese Lady Ashton come “Alta rappresentante” Ue per gli affari esteri sono in evidenza sui siti europei, ma poco su quelli statunitensi, a riprova della scarsa visibilità internazionale dei due prescelti, definiti sulla stampa europea come «due sconosciuti», due figure «di basso profilo».

Sulla mancata scelta di D’Alema, il Guardian riferisce le voci di un’opposizione israeliana: «Massimo D’Alema, l’ex Primo ministro italiano, era il candidato in testa del centro-sinistra. Ma dietro le quinte gli israeliani avevano fatto lobby contro di lui, a causa dei suoi presunti pregiudizi pro-palestinesi. Vero o falso, questo bastava per Angela Merkel, il cancelliere tedesco, che si è detta d’accordo affinché il centrosinistra avesse il posto degli esteri, ma non D’Alema».

A conferma dell’ottica intergovernativa che ha dominato le scelte, il Guardian sottolinea che Tony Blair è stato messo fuori, ma la Gran Bretagna ha ottenuto il nuovo ministro degli Esteri. Il lavoro di Catherine Ashton, che ha ottenuto la minore delle due cariche in palio, sarebbe «di maggiore potere». Il risultato del vertice è in chiaroscuro anche per Gordon Brown: pare che la Gran Bretagna volesse posti importanti nella Commissione europea e si fosse inizialmente opposta alle pressioni del presidente della Commissione Manuel Barroso per nominare Ashton. L’editoriale del Guardian si intitola «Ambizioni presidenziali svanite». Il continente – si legge sul quotidiano – si è allontanato dal tavolo dei Grandi, perdendo una chance reale di mantenersi al livello del mondo del G2 dominato dai poli gemelli di Washington e Pechino».

Il Financial Times apre la homepage del suo sito con la notizia e il concetto più ricorrente: «Due relativamente sconosciuti vanno sul palco globale». I commenti: «L’Europa non riesce a far valere il suo peso», «Vince la supremazia dello Stato nazione». I leader europei hanno scelto il basso profilo e resta senza risposta la famosa domanda di Henry Kissinger: «Chi chiamo se voglio parlare con l’Europa?». «La scelta di due personalità relativamente sconosciute – si legge ancora sul Ft - ha lasciato sgomenti coloro che volevano dare all’Europa più peso sulla scena mondiale». Quentin Peel nota che la reazione immediata a Washington è stata di «shock e disappunto», George Parker prevede che Washington e Pechino continueranno a lavorare in bilaterale con Berlino, Londra e Parigi.

La Bbc invece titola «Gli Usa danno il benvenuto al ruolo Ue di Von Rompuy», aggiungendo che la nomina rafforzerà le relazioni Usa-Ue. Per l’Economist si tratta di «due figure minori ma competenti». Sulla stampa britannica – e anche sull’Economist – si ricorda che Londra aveva proposto Tony Blair dicendo che ci voleva una figura di peso capace di «fermare il traffico» a Washington o Pechino.

L’Independent titola: «I leader europei scelgono sentiero di minore resistenza». Questo «dream ticket», commenta ironicamente John Lichfield, farà addormentare il resto dell’Europa. Per il Times, «I leader Ue restano in sella scegliendo un duo poco conosciuto». Gordon Brown abbandona Blair per «strappare il secondo premio». Nelle cronache del Times, D’Alema figurava solo prima che fosse presa una decisione: il candidato italiano era stato favorito per un po’, dopo il ritiro di Miliband, scrive il giornale, ma «il suo passato come comunista significa che ha perso l’appoggio dei Paesi dell’ex Cortina di ferro».

Per il Telegraph, la Germania è stata assente dal dibattito per le due cariche Ue perché punta alla presidenza della Banca centrale europea con Axel Weber. Un posto però per il quale l’Italia ha un candidato «più popolare»: Mario Draghi.

Il francese Le Monde sulla homepage del suo sito definisce Von Rompuy, «jolly belga nel gioco europeo» e Ashton «più economista che diplomatica». In un servizio sui negoziati dietro le quinte, Le Monde scrive che a metà ottobre Martin Schulz chiese a Nicholas Sarkozy di chiamare Silvio Berlusconi perché sostenesse la candidatura di D’Alema. «Ma la nomina dell’ex dirigente del partito comunista italiano è una provocazione all’Est». Le Monde racconta anche al vertice che si è trattato di convincere Berlusconi ad  abbandonare ogni pretesa italiana per il posto di Alto rappresentante. La Merkel – continua Le Monde sostenendo lo stesso argomento del Guardian - non voleva sentir parlare della candidatura di D’Alema, «ex presidente del Partito comunista italiano e giudicato troppo pro-palestinese».

«Ma perché loro?» si domanda Libération, constatando che l’Europa ha rivisto drasticamente al ribasso le sue ambizioni. Per il Belgio, comunque, sarà una perdita: I compatrioti di Von Rompuy, scrive Les Echos, rimpiangeranno il loro «saggio» primo ministro.

Sul sito, il Nouvel Observateur  CONTINUA ...»

20 novembre 2009
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