Un prete tedesco con precedenti di abusi sessuali ai danni di minori fu assegnato per questo motivo a lavorare nella comunità della chiesa locale a Monaco di Baviera, durante il periodo in cui Papa Benedetto XVI era arcivescovo di Monaco di Baviera e di Freising. Lo scrive il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung in un articolo che verrà pubblicato sabato.

Il caso, sottolinea il giornale in un'anticipazione diffusa venerdì, assume una «forza particolarmente esplosiva» poiché vede «coinvolto l'attuale Papa». Benedetto XVI, prosegue il giornale, «siedeva allora come arcivescovo di Monaco di Baviera e Freising nel consiglio dell'ordinariato della diocesi». Il prete in questione, scrive ancora la Süddeutsche Zeitung, era stato trasferito da Essen, nel Nord Reno-Westfalia, a Monaco di Baviera, dove venne appunto assegnato a lavorare nella comunità della chiesa locale. E il religioso, sottolinea la testata, commise abusi su ragazzi anche nel capoluogo bavarese.

Il trasferimento, prosegue il quotidiano, avvenne nel 1980 e sarebbe stato autorizzato anche dall'allora arcivescovo Ratzinger. L'Ordinariato arcivescovile di Monaco di Baviera, riporta inoltre il giornale nell'anticipazione, ha «confermato» le informazioni secondo cui il prete in questione era impiegato nella comunità della chiesa locale quasi ininterrottamente dal 1980 ed è ancora attivo come pastore nel distretto dell'Alta Baviera (a sud della regione). Interpellato dalla Süddeutsche Zeitung, il portavoce della diocesi, Bernhard Kellner, ha parlato di «gravi errori» commessi negli anni '80. Da parte sua, l'ex Vicario generale, Gerhard Gruber, che oggi ha 81 anni, si è assunto la responsabilità della vicenda del prete oggi sotto accusa.

Padre Lombardi: «L'ex vicario generale, Gruber, ha già riconosciuto l'errore»
Il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, interpellato sul caso del prete pedofilo trasferito a Monaco quando Ratzinger ne era arcivescovo, ha spiegato che la diocesi bavarese, in una nota sul proprio sito, ha già chiarito la vicenda: secondo tale ricostruzione, l'allora vicario generale, monsignor Gerhard Gruber, ha riconosciuto «l'errore» di aver affidato al sacerdote nuovi incarichi pastorali e si è assunto la piena responsabilità di quanto accaduto.