In Italia, entro la fine del 2007 le coltivazioni di colza, girasole e presto anche di soia (non appena da Bruxelles arriverà il via libera) raggiungeranno i 70mila ettari che si estenderanno a 240mila entro il 2010. Un bel salto rispetto ai 14-15mila ettari coltivati attualmente a bioagricoltura. Gli obiettivi di Kyoto, per i quali il nostro Paese è in forte ritardo, saranno così rispettati e le agroenergie si trasformeranno in un’occasione di sviluppo per tutto il settore agricolo. A vantaggio anche della tutela ambientale, dal momento che sarà possibile ridurre la dipendenza da fonti energetiche non rinnovabili.
Con il primo contratto quadro sui biocarburanti, siglato tra il ministero delle Politiche agricole e le associazioni di settore, l’Unione seminativi e, sul versante industriale, Assitol, Assobiodiesel e Assocostieri, si dà il via alla realizzazione di una filiera nazionale delle agroenergie. L’accordo prevede, più specificamente, indirizzi per la produzione, orientamento sulla formazione dei prezzi e sulle caratteristiche del prodotto. A fronte dell'accordo quadro potranno essere siglati contratti di coltivazione.
Le basi di un’organica politica di sviluppo delle agroenergie e delle filiere agroindustriali innovative no-food le ha poste in prima battuta la Finanziaria che ha messo in campo provvedimenti consistenti a favore della produzione e della gestione delle energie alternative, alla quale seguiranno ora decreti applicativi per la creazione di un mercato che preveda l’immissone in commercio di quantitativi di biocarburante, di origine agricola e per la definizione di una disciplina delle esenzioni di accisa.
«Stiamo andando nella direzione di un nuovo ruolo per l’agricoltura - afferma il ministro Paolo De Castro - che diventa anche attrice primaria nelle politiche di tutela ambientale e risparmio energetico. Questo contratto quadro deve essere il motore di nuove opportunità di sviluppo per l’agricoltura. Compiuto questo primo passo lavoreremo a ulteriori forme di contratti quadro per altre tipologie di biomasse». Attualmente sul mercato nazionale l'offerta è altamente deficitaria rispetto alla domanda. Determinante anche il ruolo del biogas, della microgenerazione diffusa e dei piccoli impianti di biomasse da 2,3 megawatt, utile per ridurre l’uso di nitrati, eliminando letame e liquami nella produzione di energia.