Chi inquina e devasta l'ambiente paga: multe fino a 250 mila euro e carcere fino a un massimo di dieci anni, più le aggravanti. Dal Consiglio dei ministri, con l’approvazione del disegno di legge recante «Disposizioni concernenti i delitti contro l'ambiente», è arrivata una stretta contro i criminali dell'ambiente. In cinque articoli, i reati sono strutturati in base al crescente grado di offesa al bene giuridico tutelato: dal pericolo concreto, al danno, fino al disastro ambientale. I reati ambientali, dunque, non sono più reati inferiori e resteranno all'interno del Codice penale. Sono anche previsti meccanismi premiali per coloro che attivandosi, impediscono, eliminano o riducono i danni ambientali: causa di non punibilità, ravvedimento operoso, bonifica e ripristino dello stato dei luoghi. Ci sarà, comunque, maggiore attenzione da parte delle Forze dell'ordine e della magistratura. Il provvedimento delega il Governo al riordino, al coordinamento e all'integrazione della disciplina relativa a questo tipo di reati.
Per la lotta anche alle Ecomafie, sono stati introdotti i reati di associazione a delinquere finalizzata al crimine ambientale. Particolare attenzione per il traffico illecito di rifiuti e quello di materiale radioattivo o nucleare. Soddisfatto il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraio Scanio, perché il provvedimento «anticipa il recepimento della direttiva europea» e perché «finalmente le ecomafie rientrano nei reati ambientali». Il ministro ha sottolineato che la norma «prevede una delega al Governo per coordinare con uno o più decreti legislativi i nuovi delitti ambientali» con la normativa esistente.