Playstation "intoccabili" anche prima del 2003. Mettere in commercio "chip" in grado di far leggere alla consolle della Sony videogiochi masterizzati era sicuramente reato, prima ancora che una legge lo prevedesse espressamente. Ne è convinta la Cassazione che, nella sentenza 33768 del 3 settembre, radica la perseguibilità penale di una simile condotta nell'originaria formulazione della disciplina del diritto d'autore. E' vero, dicono i giudici, che la legge 68/2003 ha posto rimedio al "deficit di tutela di consoles e della stessa Playstation offerto dalla precedente normativa" e che solo a seguito dell'innovazione legislativa i videogiochi sono diventati una categoria dotata di specifica protezione. Ma è altrettanto vero, spiegano i giudici, che a leggere bene il preesistente apparato repressivo, si poteva comunque individuare l'illegalità della vendita di componenti elettroniche in grado di "alterare" la normale funzionalità della famosissima postazione di gioco tv.
La sentenza sicuramente farà discutere operatori e addetti ai lavori e gli stessi supremi giudici si rendono conto che forse è arrivato il momento di affrontare la delicata questione dei "diritti digitali"; ma – come sottolinea la stessa Corte - non è il tribunale la sede opportuna per discutere e risolvere un problema che coinvolge rischi di posizione dominante e compressione della concorrenza.