«La prova del budino è nel mangiarlo», recita un proverbio inglese. Ed è quel che si accinge a fare il Consiglio superiore della magistratura: «assaggiare » – ovviamente in senso metaforico – i vertici degli uffici giudiziari. Ogni 4 anni, Presidenti di Tribunali e di Corti, Procuratori generali e della Repubblica, Aggiunti, Presidenti di sezione verranno valutati per quel che hanno fatto sul campo di battaglia: chi avrà dimostrato di avere attitudini organizzative e gestionali potrà essere riconfermato per un altro quadriennio, altrimenti tornerà a fare il soldato semplice, lasciando il comando ad altri, anche più giovani. In ogni caso, dopo 8 anni di guida ininterrotta di un ufficio, bisognerà andarsene: chi vorrà proseguire la carriera dirigenziale fino alla pensione dovrà trasferirsi in un altro ufficio, un'altra città o addirittura un'altra Regione (sempre previa "prova del budino"); chi, invece, non se la sentirà di partire armi e bagagli per un'altra sede, andrà a rinforzare le truppe di magistrati semplici, magari in Cassazione. Insomma, una rivoluzione. Grande o piccola, vera o finta, si vedrà. C'è chi la considera una manna dal cielo e chi una sciagura; chi pensa che si risolverà in un giro di poltrone e chi, invece, in un'importante occasione di svecchiamento della magistratura. Una cosa è certa: la regola del budino, applicata all'universo immobile della giustizia, ha già provocato un terremoto perché tra quattro mesi ( il 27 gennaio 2008), in tutta Italia "salteranno" 140 posti direttivi e 182 posti semidirettivi. Poltrone occupate spesso da tempo immemorabile, come la Procura della Repubblica di Catanzaro, da 19 anni in mano a quel Mariano Lombardi di cui, nei giorni scorsi, il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, ha chiesto il trasferimento in via cautelare, insieme al sostituto pm Luigi De Magistris. Lombardi compirà 73 anni il 4 gennaio 2008 e per lui – come per altri 70 colleghi con funzioni direttive e semidirettive – si prospetta un pensionamento anticipato: essendo ormai prossimo ai 75 anni, non potrà più aspirare alla dirigenza perché non è in grado di garantire una permanenza minima di 4 anni, condizione indispensabile richiesta dalla riforma dell'ordinamento giudiziario per ambire alla guida di un ufficio.
È stata la riforma dell'ordinamento giudiziario ad aver introdotto la regola del budino, ovvero la «temporaneità degli incarichi direttivi». C'è voluto mezzo secolo per rompere il tabù dell'inamovibilità dei dirigenti, difeso dalla componente più corporativa della magistratura, che ancora oggi preme per rinviare l'operatività della riforma, presagendo catastrofi perché sostiene che per gennaio 2008 il Csm non sarà in grado di sostituire i 322 «perdenti posto». Con la conseguenza che moltissimi uffici giudiziari rimarranno acefali e privi di una memoria che solo i "vecchi" capi potevano garantire. Un allarme in parte fondato, se si considera che il Csm riesce a coprire, in media, 100 posti direttivi all'anno. Tanto più che attualmente risultano scoperti già 164 posti, alcuni molto delicati, come la Procura di Reggio Calabria.
Ma a Palazzo dei Marescialli si stanno attrezzando per non perdere quest'opportunità offerta dalla riforma. E con l'aiuto del Ministero (e del Parlamento), sperano di farcela, senza stravolgerne lo spirito. Tant'è che ieri la Commissione incarichi direttivi, presieduta da Ezia Maccora, ha dato via libera al bando di concorso per i 140 direttivi che scadono a gennaio (più altri 17 in scadenza a giugno 2008), bocciando così la tesi sostenuta dai vertici torinesi, secondo cui i «perdenti posto» sarebbero solo i dirigenti ultrasettantunenni (29 invece di 140). La decisione della Commissione conferma dunque la volontà di seguire la strada della riforma. «La temporaneità degli incarichi direttivi – spiega la Maccora – è una rivendicazione storica della magistratura, una chance importante di mobilità positiva, rinnovamento, svecchiamento e controllo-verifica dell'attitudine direttiva. Spero che con un'intelligente cooperazione tra il Csm e il Legislatore, la riforma possa avere un avvio corretto che consenta di saggiarne le potenzialità».
Scorrendo i nomi dei magistrati «perdenti posto», non c'è dubbio che alcuni uffici perderanno grosse professionalità. A Torino, andranno via il Procuratore Marcello Maddalena e i due Aggiunti Maurizio Laudi e Bruno Tinti; Palermo perderà gli Aggiunti Guido Lo Forte, Sergio Lari e Paolo Giudici; Reggio Calabria, Salvatore Boemi; Milano; Ferdinando Pomarici; Firenze, Francesco Fleury. Tranne quest'ultimo (che ha già 71 anni), gli altri potranno concorrere per altri direttivi o semidirettivi, mettendo la loro professionalità ed esperienza al servizio di altri uffici. Se cambieranno funzioni – passando da una Procura a un Tribunale o a una Corte, e viceversa – dovranno cambiare anche città o addirittura Regione. Non sarà una scelta facile per chi ha più di 60 anni. Finora, il direttivo o il semidirettivo era considerato l'approdo della carriera; con la temporaneità, questa concezione potrebbe saltare. In ogni caso, per i più motivati e capaci, la prova del budino non dovrebbe essere un problema. Per molti altri sì. Sempre che il Csm non si lasci scappare questa occasione storica.