Sei arresti a Bari per la compravendità di esami alla facoltà di Economia. Si è conclusa ieri – con gli arresti domiciliari per due docenti e quattro tecnici amministrativi – l'indagine «Esamopoli», che ha accertato un giro d'affari di quasi 50mila euro per la vendita di esami e di tesi di laurea nell'ateneo pugliese. L'inchiesta era partita agli inizi del 2005 dopo la denuncia dell'allora preside della facoltà di Economia, Carlo Cecchi, che aveva raccolto voci su traffici illeciti durante le sessioni d'esame.
È stato il Gip del tribunale di Bari, Vito Fanizzi, su richiesta del sostituto procuratore Emilio Marzano e del sostituto inquirente Francesca Pirrelli, a disporre gli arresti domiciliari per gli indagati, accusati di associazione a delinquere finalizzata alla concussione, corruzione, falso e rivelazione del segreto d'ufficio.
Secondo i Carabinieri e la Guardia di finanza di Bari l'organizzazione vendeva tesi ed esami per somme tra i 700 e i 3mila euro, a seconda della difficoltà. Vittime dell'organizzazione, a detta degli inquirenti, erano soprattutto studenti greci e italiani fuori sede. Secondo l'accusa, poi, si poteva superare la prova di matematica – considerata dagli studenti la più difficile – pagando 3.500 euro per un corso di lezioni private a pagamento, tenuto da un docente e un assistente, entrambi arrestati. L'associazione vendeva anche tesi di laurea sottratte dagli archivi della facoltà.
«Apprezzamento» per il lavoro svolto è stato espresso dal ministro dell'Università, Fabio Mussi, che ha assicurato: «Magistrati e forze dell'ordine possono contare sul sostegno di un ministro e di quei rettori, come quello di Bari, che non da oggi hanno posto la questione morale, la trasparenza e la legalità come questione centrale per il governo del sistema». Mussi ha poi ricordato che «nel luglio 2006, proprio sulla vicenda della compravendita di esami a Bari, decisi di costituire il ministero parte civile contro i casi di malauniversità». E ieri il rettore dell'ateneo barese, Corrado Petrocelli, ha firmato i provvedimenti di sospensione per i tre dipendenti tecnico-amministrativi coinvolti nell'inchiesta: degli altri tre, due (un docente e un tecnico) sono in pensione, l'ultimo è un professore non strutturato nell'ateneo. Ma Petrocelli ha anche inviato una lettera al procuratore di Bari per esprimere «l'indignazione – ha scritto – per la spettacolarizzazione della naturale conclusione di un processo di indagine, peraltro avviato nel 2005 sulla base di una denuncia interna alla facoltà». Il rettore ha aggiunto che «l'università ha reagito a queste azioni, mettendo in atto comportamenti che le scoraggiano, come un codice etico, che prevede anche sanzioni, e la nomina di un delegato alla trasparenza».
Il clamore attorno all'inchiesta ha portato anche all'annullamento della conferenza stampa del procuratore prevista per ieri, giudicata «inutile» dallo stesso Marzano, perché «l'operazione di polizia giudiziaria si è svolta con modalità non rigorosamente riservate e alla presenza di molte fonti di informazione».