Per la prima volta, il Governo indica a Procure e Tribunali le priorità nell'esercizio dell'azione penale. E lo fa per decreto legge, con una norma destinata a suscitare polemiche, anche perché rischia di essere letta come un nuovo intervento ad personam, funzionale ad allungare i tempi della sentenza - ormai imminente - nel processo di Milano a Silvio Berlusconi e all'avvocato inglese David Mills per corruzione in atti giudiziari.
La norma in questione è l'articolo 2 del decreto sulla sicurezza. Che contiene una prima - rilevantissima - novità: impone a Procure e Tribunali di dare la precedenza alle indagini e ai processi con imputati detenuti e, «in ogni caso», a quelli riguardanti reati che mettono «in pericolo la sicurezza pubblica» o che «comportato grave allarme sociale». Dunque: furti, rapine, scippi, stupri, guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di droghe, e tutti gli altri previsti dal «pacchetto». L'obbligatorietà dell'azione penale subisce, per la prima volta, un ridimensionamento di fatto.
Per lasciare ai magistrati più spazio da dedicare a questi processi, viene poi sancito che il Pm possa chiedere, durante le indagini, il patteggiamento per tutti i reati indultabili. E se l'indagato accetta, non potrà impugnare la richiesta di patteggiamento. C'è, infine, una terza previsione, che riguarda i reati commessi fino a dicembre 2001: nella prima udienza successiva all'entrata in vigore del decreto, imputato e Pm potranno chiedere il patteggiamento, anche se il dibattimento è già in fase avanzata (non importa che l'imputato l'abbia già chiesto e il Pm non sia stato d'accordo né che il giudice l'abbia rigettato). Ma c'è di più: l'imputato avrà 60 giorni per pensarci, per «valutare l'opportunità» di questa chance. Nel frattempo, il processo verrà sospeso (o rinviato), con sospensione della prescrizione.
La stessa chance era prevista dalla legge sul «patteggiamento allargato» approvata nel 2004, sempre con Berlusconi al Governo. All'epoca si parlò di legge ad personam con riferimento a Cesare Previti e alle tattiche dilatorie dei suoi difensori nel processo Imi-Sir (in cui, poi, è stato condannato). In quel caso, però, la legge limitò la boccata d'ossigeno a 45 giorni di sospensione, termine che la Corte costituzionale definì «generoso». Ma tant'è. Ora il Governo lo ha aumentato a 60.
Nella bozza originaria del decreto (messa a punto da Niccolò Ghedini) la norma era diversa da quella che compare nel testo del decreto diramato ieri: per i reati commessi entro il 31 dicembre 2001 (che, peraltro, con la Cirielli sono in gran parte destinati alla prescrizione) non si parlava di "riapertura" del patteggiamento, ma di una sospensione, secca, di un anno, prorogabile di un altro anno. Una misura giustificata con l'esigenza di congelare questi processi (salvo quelli di mafia) per far concentrare giudici e Pm sulla criminalità diffusa, oggi ritenuta un'emergenza e, dunque, una priorità. Ma le obiezioni non sono mancate, tant'è che, negli ultimi giorni, la norma è stata riscritta e ridimensionata. E c'è chi ipotizza anche la mano del Quirinale.
Fatto sta che, se uscirà così dal Consiglio dei ministri di Napoli, i difensori degli imputati del processo Mills (tra cui Ghedini, avvocato del premier nonché parlamentare Pdl) non se la lasceranno sfuggire per ottenere un'altra sospensione del dibattimento (dopo quella di 45 giorni durante la campagna elettorale) e allontanare ulteriormente il momento della sentenza. Berlusconi non ha certo interesse a patteggiare anche perché il reato che gli viene contestato si prescriverà in appello. Ma la nuova norma non lo vincola a nulla. Il suo obiettivo è evitare la sentenza, prevista entro l'estate, sussurrano persino nel Pdl. Il premier, infatti, non può permettersi di rischiare una condanna in primo grado (del tutto eventuale). Sessanta giorni di sospensione sono comunque una boccata d'ossigeno, anche perché ad essi si aggiungerebbero i 45 del periodo feriale. Se ne riparlerebbe in autunno. Nel frattempo, il Parlamento, chiamato a convertire in legge il decreto, potrebbe aggiustare ulteriormente la norma. Congetture. Che però, ieri sera, molti erano disposti a fare.