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Iva: la sentenza della Corte Ue non blocca le detrazioni

di Renato Portale

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9 Maggio 2008

La detrazione Iva è ammessa anche in caso di errata o mancata applicazione contabile del reverse charge per gli acquisti intracomunitari di beni e servizi. Questa la parte principale della decisione dei giudici della Corte di giustizia Ue, che si sono espressi ieri nei procedimenti riuniti relativi alle cause C-95/07 e C-96/07 (la società Ecotrade Spa contro l'agenzia delle Entrate di Genova).
Secondo la Corte, però, la legislazione nazionale non è contraria ai principi comunitari laddove preveda, per i soggetti passivi d'imposta, un termine più breve di decadenza (due anni) per esercitare il diritto alla detrazione rispetto al maggior termine (quattro anni) consentito agli uffici per procedere al recupero dell'Iva.
La sentenza ha efficacia immediata per tutte le vertenze in corso e risolverà, a favore di tanti contribuenti, le liti pendenti che una prassi costante dell'amministrazione fiscale ha finora adottato in sede di rettifica e di accertamento dell'Iva.
La questione, almeno per la parte relativa al diritto alla detrazione Iva nelle ipotesi di errata o mancata contabilizzazione del l'inversione contabile, era già stata risolta con la Finanziaria 2008 solo per il reverse charge interno. La legge, infatti, ha modificato l'articolo 6 del Dlgs 471/97 relativo alle sanzioni Iva, inserendo il comma 9-bis con il quale, oltre a riconoscere il diritto alla detrazione dell'imposta erroneamente pagata, ha attenuato le ammende introducendo una pena pari al 3% dell'imposta con un minimo di 258 euro.
La sentenza Ue dovrebbe ora indurre il legislatore italiano a intervenire nuovamente per estendere e adattare il criterio indicato nel comma 9-bis anche agli errori contabili conseguenti alla rilevazione, registrazione e dichiarazione degli acquisti intracomunitari di beni e servizi non assoggettati al reverse charge.
La Ecotrade Spa aveva ricevuto nel 2000 e nel 2001 fatture per servizi di trasporti marittimi intracomunitari effettuati da compagnie di navigazione europee sulle quali non era stata applicata l'Iva, trattandosi di prestazioni da assoggettare a imposta in Italia con il meccanismo dell'inversione contabile. La società, erroneamente, aveva considerato i servizi «non imponibili e aveva annotato le fatture estere, senza evidenziare l'imposta, solo nel registro degli acquisti con applicazione dell'Iva italiana».
L'agenzia delle Entrate di Genova 3, seguendo una prassi costante adottata dagli uffici, aveva rettificato le dichiarazioni 2000 e 2001 presentate dalla società, recuperando l'imposta non dichiarata a debito e non riconoscendo alcuna detrazione, in quanto era già decorso il termine di presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto alla detrazione era sorto. L'ufficio aveva, poi, applicato anche le sanzioni per un totale superiore al 100% dell'imposta.
Per i giudici del Lussemburgo, ai quali la Commissione tributaria provinciale di Genova si era rivolta, il principio comunitario "di effettività" non è violato per il fatto che l'amministrazione fiscale disponga, per procedere all'accertamento dell'Iva, di un termine che eccede quello concesso ai soggetti passivi per l'esercizio del loro diritto a detrazione. Tuttavia, in caso di applicazione errata dell'inversione contabile, la prassi adottata dal Fisco italiano è contraria alla sesta direttiva se sanzioni con l'indebita detrazione dell'imposta una irregolarità contabile che non sia inficiata da frode fiscale o da un uso abusivo delle norme Ue.

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