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Ddl intercettazioni: silenzio anche sulle indagini

di Donatella Stasio

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14 Giugno 2008

Mano pesante, anzi, pesantissima. Non solo sul ricorso alle intercettazioni, ma anche sul diritto di cronaca. La «piazza», spiega il premier Silvio Berlusconi, voleva una stretta e il Consiglio dei ministri gliel'ha data con il disegno di legge approvato ieri «all'unanimità e – fa sapere il guardasigilli Angelino Alfano – in un clima di grande concordia». Tutti soddisfatti nella maggioranza, a cominciare da Berlusconi perché «la privacy dev'essere assoluta». Molto meno nell'opposizione dove, a parte l'Udc, si preannuncia «una dura battaglia in Parlamento» contro il Ddl che mette il «bavaglio» sia ai giornalisti sia ai magistrati. Per gli avvocati penalisti la strada imboccata è giusta, per i magistrati è quantomeno contraddittoria perché si limitano le indagini proprio per quei reati di grave allarme sociale (furto, rapina, sfruttamento della prostituzione) ai quali il Governo, neppure un mese fa, aveva giurato di dare battaglia con il decreto sicurezza. La Federazione della stampa, infine, è già sulle barricate e preannuncia uno sciopero.
La stretta, in effetti, è micidiale, a cominciare dal divieto assoluto di pubblicare notizie - qualunque notizia - sulle inchieste, fino all'inizio del dibattimento. Il silenzio imposto alla stampa è totale, anche se sugli atti di indagine non c'è più il segreto: di un arrestato si potrà dire o scrivere il nome e il cognome, forse il reato, ma nulla sulla vicenda, nulla sulle ragioni dell'arresto e dell'apertura dell'inchiesta né, tanto meno, su quelle a sua discolpa. Chi lo fa, rischia 6 mesi di carcere. Peggio ancora se la pubblicazione riguarda intercettazioni telefoniche – qualunque intercettazione – perché in questo caso il carcere sale a 3 anni. Con la nuove legge, ad esempio, non sarebbe mai stato possibile dare notizia delle telefonate da cui è emerso lo scandalo della clinica degli orrori «Santa Rita» di Milano. Inoltre, per scoraggiare ulteriormente la tentazione di informare l'opinione pubblica sulle inchieste in corso, il Governo ha previsto che a pagare siano anche gli editori, con una multa che potrà andare da 50mila a 400mila euro.
Ma il silenzio è imposto anche ai magistrati. Rischiano fino a 5 anni di carcere, se rivelano atti coperti da segreto; inoltre, non possono dare chiarimenti sulle indagini e, meno che mai, esternare pubblicamente: chiunque lo fa, è infatti costretto ad astenersi dall'indagine. Idem se viene iscritto nel registro degli indagati per rivelazione del segreto d'ufficio. Una misura che potrebbe spingere gli indagati a liberarsi di Pm "scomodi" con una semplice denuncia. Le inchieste di Tangentopoli avrebbero dovuto fare a meno di Colombo, Boccassini, Di Pietro; il processo sul sequestro di Abu Omar dei Pm Spataro e Pomarici, nonché del Procuratore capo Manlio Minale: tutti "vittime" di denunce poi rivelatesi infondate.
Il Governo ha equiparato alle intercettazioni anche i tabulati telefonici, le immagini visive, le intercettazioni ambientali: potranno farsi solo per 3 mesi, previa autorizzazione di un giudice collegiale. Diventerà, dunque, problematico fare riprese preventive negli stadi, per registrare eventuali violenze; o piazzare telecamere dove si spaccia droga. Quanto ai reati intercettabili, non vi rientrano il sequestro di persona, l'estorsione, la rapina, lo sfruttamento della prostituzione, l'associazione a delinquere, il falso in atto pubblico. Una norma transitoria salva i procedimenti in corso, come quello sul sequestro di Abu Omar o l'indagine sulla clinica di Milano, che con le nuove norme non sarebbero neppure esistiti.
Il Governo ha tra l'altro escluso che le intercettazioni possano essere utilizzate in procedimenti diversi da quelli in cui sono state disposte.

LA NORMA

Obbligo di silenzio
I magistrati non possono rivelare alcun particolare sulle indagini in corso

Divieto di pubblicazione
Vietata la pubblicazione di atti di indagine preliminare e di quanto acquisito al fascicolo del Pm o del difensore, anche se non sussiste più il segreto, fino alla fine delle indagini preliminari o dell'udienza preliminare. Inoltre, è vietato pubblicare le intercettazioni che devono essere distrutte

  CONTINUA ...»

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