MILANO - Pioggia di sconti per gli enti locali virtuosi, e sforzo raddoppiato per quelli fuori linea. Le correzioni governative in corso di formalizzazione traducono in numeri il principio della «premialità» nella finanza pubblica locale, e dividono la lavagna di Comuni e Province nelle colonne dei buoni e dei cattivi. I primi, che hanno chiuso il 2007 in positivo, escono dai meccanismi restrittivi del Patto: a loro non viene chiesto alcun miglioramento, e anzi chi ha centrato gli obiettivi fissati dalla Finanziaria per il 2007 potrà addirittura aumentare la spesa. L'impegno per ristrutturare i conti pubblici, di conseguenza, si concentra su sindaci e presidenti con i bilanci in rosso: l'anno prossimo dovranno alzare il proprio saldo del 54%, e del 60% se non hanno rispettato il Patto 2007. Alla fine del triennio 2009/2011, nei Comuni in deficit che non hanno centrato gli obiettivi dell'anno scorso il miglioramento dei conti dovrà toccare la cifra record del 180%. Chi oggi ha un deficit di un milione, in pratica, dovrà chiudere in nero per 800mila euro.
Non solo: se gli enti locali nel loro complesso centreranno gli obiettivi di comparto (1.650 milioni nel 2009), un altro sconto ad hoc, sotto forma di somme ulteriori che escono dai calcoli del Patto di stabilità, sarà destinato agli enti "virtuosi", individuati sulla base dell'autonomia finanziaria e della rigidità strutturale del bilancio. Sarà il ministero dell'Economia a fissare con decreto gli indicatori, modulandoli a seconda delle aree geografiche e della dimensione degli enti.
Anche la disciplina dell'indebitamento locale taglia in due le amministrazioni locali (si veda Il Sole-24 Ore di ieri). La pagella si baserà sul rapporto fra stock del debito ed entrate correnti (esclusi i trasferimenti). L'Economia fisserà l'asticella, e chi avrà un debito inferiore potrà aumentarlo di un punto in più rispetto agli altri.
Il tema del debito torna anche fra le sanzioni per chi sforerà il Patto: oltre al divieto di reclutare nuovo personale, già introdotto dalla prima versione del Dl 112, gli enti che dal prossimo anno non centrano gli obiettivi non potranno ricorrere all'indebitamento per finanziare gli investimenti. Il via libera a mutui e obbligazioni scatterà solo per chi potrà mostrare all'istituto di credito un certificato che attesta il rispetto del Patto. Il Governo torna anche sull'articolo 62 del Dl (lo stop di un anno agli strumenti derivati), precisando anche il divieto di emissione di obbligazioni bullet (con rimborso di tutto il capitale in unica soluzione alla scadenza).
Buoni e cattivi tornano a unirsi nella nuova sforbiciata ai costi della politica locale. Dal 1° gennaio indennità e gettoni di sindaci e consiglieri andranno tagliati del 20%, e viene sospesa ogni possibilità di aumento. I compensi degli amministratori locali trascinano in basso anche quelli per i cda delle società interamente partecipate: non solo perché le loro buste paga sono collegate a quella di chi guida l'ente, ma anche perché cambiano i parametri: al presidente spetta il 70% (e non più l'80%) dell'indennità del sindaco o del presidente di Provincia, e ai consiglieri il 60% (invece del 70%). La norma si estende anche alle partecipazioni indirette. Una porzione di sacrifici colpisce le consulenze dei dipendenti pubblici: il 10% del compenso sarà trattenuto dall'ente che conferisce l'incarico, e versato al bilancio dello Stato. La Funzione pubblica, inoltre, invierà alla Corte dei conti la lista nera degli enti che non comunicano le consulenze.
Intanto ieri vertice al ministero dell'Interno tra il ministro Maroni e i sindaci delle città metropolitane. Al termine il primo cittadino di Milano Letizia Moratti anticipa l'ipotesi di una legge delega per superare l'istituzione della provincia dove esiste una metropoli.
gianni.trovati@ilsole24ore.com