l voto di fiducia della scorsa settimana, azzerando tutti gli emendamenti dell'opposizione, ha spianato la strada al decreto fiscale sull'Ici (93/08), che ieri pomeriggio è stato approvato dall'aula della Camera senza sorprese: 283 i voti a favore, 251 i contrari, 4 gli astenuti. Ora il provvedimento passa all'esame del Senato che dovrà convertirlo in legge entro il 27 luglio.
Non solo l'abolizione completa dell'Ici sulla prima casa (il governo Prodi l'aveva detassata al 40%), ma anche le norme sulle rinegoziazione dei mutui, recepite nell'accordo stipulato tra il ministero dell'Economia e l'Abi, e le misure sulla detassazione degli straordinari. Rispetto alla stesura originaria, il testo messo a punto nell'esame preliminare da parte delle commissioni Bilancio e Finanze contiene alcune novità.
Il taglio dell'Ici comporta un minor gettito per i Comuni di 1,7 miliardi. Il rimborso è affidato a un decreto del ministro dell'Interno, che sarà emanato entro 30 giorni dell'entrata in vigore della legge di conversione del decreto, «secondo principi che tengano conto dell'efficienza nella riscossione dell'imposta, del rispetto del patto di stabilità interno per il 2007 e della tutela dei piccoli comuni».
Non scatteranno inoltre le sanzioni per i contribuenti che non hanno effettuato regolarmente l'acconto, a patto che gli interessati provvedano a regolarizzare la loro posizione entro 30 giorni.
Confermato il blocco delle addizionali, ma per gli enti locali che non rispetteranno i vincoli del patto di stabilità interno scatteranno le maggiorazioni automatiche previste dalla Finanziaria 2007.
Quanto alla rinegoziazione dei mutui a tasso variabile, si prevede ora che la differenza tra la rata originaria e il nuovo importo rinegoziato sia addebitata su un conto di finanziamento accessorio e che la maggiorazione non sia più di uno spread dello 0,50, ma «fino a un massimo» dello 0,50.
Nel maxi-emendamento su cui è stata votata la fiducia la scorsa settimana è previsto che le garanzie di un mutuo che venga rinegoziato continuino ad assistere il mutuo stesso «senza il compimento di alcuna formalità, anche ipotecaria». La norma si applicherà anche ai casi in cui «per effetto della rinegoziazione, il titolare del conto di finanziamento accessorio sia soggetto diverso dal cessionario del mutuo nell'ambito di una operazione di cartolarizzazione con cessione dei crediti».
Per quanto riguarda la copertura finanziaria, è rimasto sostanzialmente invariato il dispositivo dell'articolo 5, laddove si accorda al ministro dell'Economia la facoltà di rimodulare tra i programmi le singole dotazioni finanziarie di ciascuna «missione di spesa», con l'eccezione delle spese obbligatorie e a pagamento differito. Le variazioni tra spese di funzionamento e quelle per interventi sono consentite entro un massimo del 10% delle risorse stanziate «per le finalità previste dalla legge nell'ambito del programma interessato alla riduzione. L'aggiunta apportata in sede di esame preliminare del decreto riguarda gli schemi dei decreti di variazione del bilancio, che devono essere sottoposti al parere delle competenti commissioni parlamentari. Pareri che dovranno essere espressi entro 15 giorni dalla presentazione degli schemi di decreto. Nel caso in cui il Governo non intenda conformarsi all'indicazione delle Camere, ci saranno altri 20 giorni di tempo per valutare gli elementi integrativi di informazione dell'Esecutivo. Se si tratta di dotazioni finanziarie stabilite per legge, i pareri saranno vincolanti.
Sempre sul fronte delle coperture, sono stati ripristinati 77 milioni di ecobonus per le autostrade del mare, 20 milioni per il fondo antiviolenza sulle donne e 10 milioni per il fondo solidarietà. Ai lavori socialmente utili viene riassegnato un milione.