Neppure ai professori è permesso copiare. La Corte di cassazione ha ribadito l'elementare principio con la sentenza n. 34726, depositata ieri. Il collegio della Suprema corte (II sezione penale, presieduta da Francesco Monastero) ha così respinto il ricorso di un docente universitario che è stato riconosciuto colpevole (sia dal tribunale che dalla Corte d'appello di Trento) di aver pubblicato un libro con alcuni capitoli prelevati – con la tecnica del "copia e incolla" – da una tesi di laurea di due studenti per la cui discussione era stato relatore.
In secondo grado, peraltro, (sentenza del 12 ottobre 2007) il docente è stato riconosciuto colpevole anche per aver presentato il libro – (parzialmente) "copiato" – quale titolo per un concorso a posto di professore ordinario presso l'Università di Trento; nonchè per aver ingannato l'Ateneo facendo credere di aver composto il testo per ricerche e lavori svolti per conto dello stesso e ottenendo circa otto milioni delle vecchie lire (i fatti risalgono al 2000) quale contributo per le spese di pubblicazione.
L'insieme di questi addebiti hanno portato alla condanna del docente alla pena di sette mesi di reclusione e a 300 euro di multa, mentre agli studenti danneggiati è stato assegnato un risarcimento di tremila euro a testa.
La Cassazione ha, dunque, confermato – non potendo entrare nelle merito delle contestazioni – l'impianto della condanna pronunciata in Corte d'appello, respingendo le argomentazioni dell'avvocato difensore, secondo il quale, per esempio, la tutela penalistica del diritto d'autore dovrebbe essere limitata alle opere dell'ingegno di carattere creativo, aventi, cioè, le caratteristiche di "novità" e "originalità". Qualità che, secondo il legale, non sarebbero riscontrabili in una tesi di laurea. Quest'ultima, in effetti, costituisce una mera opera "compilativa".
La difesa del professore, inoltre, si è basata sull'idea che il diritto d'autore protegga l'opera nella sua interezza e non le singole parti di cui essa di compone e sul fatto che il libro oggetto delle censure dell'autorità giudiziaria sarebbe un'opera collettiva, componendosi dei capitoli scritti dagli studenti e da altri farina del sacco del docente. Proprio quest'ultimo avendo organizzato e diretto la creazione dell'opera doveva considerarsene l'autore. Per gli studenti discenderebbero diritti economici e morali, ma non dovrebbero ravvisarsi reati a carico del professore, insomma.
Eccezioni, come detto, respinte anche dai giudici di legittimità per i quali resta decisiva la considerazione che «l'opera presentata dall'imputato come sua, sia stata redatta con la tecnica del copia e incolla effettuata dai floppy disk usati dagli studenti e consegnati, insieme alla tesi, al professore». (M.Bel.)