In arrivo una nuova bordata sulla norma del Patto di stabilità interno che blocca i pagamenti alle imprese da parte di comuni e province anche quando i soldi in cassa ci sono. L'attacco arriva dalla Corte dei conti della Lombardia, che con uno strumento inedito per una sezione regionale di controllo, chiama in causa addirittura la Corte costituzionale, a cui chiede di valutare la legittimità di uno dei pilastri normativi che regolano i bilanci locali.
Al centro del problema c'è la regola che, a partire dal Patto 2007 basato sugli obiettivi di saldo e non più sui tetti di spesa, frena nelle casse dei comuni le risorse che servirebbero a pagare i fornitori per investimenti già avviati. Nelle casse dei sindaci (come ha evidenziato anche un'inchiesta del Sole 24 Ore dello scorso 23 febbraio) ci sono almeno 15 miliardi che potrebbero essere subito impiegati per pagare i fornitori, perché collegati a opere con stati di avanzamento lavori già maturati. Le norme finanziarie dedicate agli enti locali, però, ne impediscono l'utilizzo, proprio in una fase in cui lo stesso legislatore è stato chiamato a intervenire per combattere la crisi di liquidità delle imprese. Per chi lavora con la Pa locale i soldi ci sono, i pagatori anche (i sindaci non hanno interesse a trattenere le risorse, incappando nella mora), ma è la legge a impedire di effettuare i versamenti.
In un quadro così paradossale, può accadere anche che un autorevole magistrato contabile, il presidente della Corte lombarda Nicola Mastropasqua, giudichi «preferibile» per gli enti locali violare una legge e pagare, piuttosto che trattenere i soldi (e violare altre leggi, quelle sui tempi di pagamento della Pa). Su queste basi, come spiega Mastropasqua in un'intervista di oggi al «Sole 24 Ore-Lombardia», la Corte chiede alla Consulta di valutare la norma della Finanziaria 2007 che impone a ogni comune il raggiungimento di un saldo di cassa e uno di competenza, mentre la contabilità "ordinaria" degli enti locali è di sola competenza. Anche perché la definizione dei consuntivi 2007 ha appena mostrato che molti enti sono in linea con la competenza, ma sforano la cassa proprio per i pagamenti.
Se la Consulta accoglierà la richiesta (come ha fatto in passato per questioni sollevate dagli organi centrali della Corte) si aprirà una strada nuova per sindaci e presidenti di provincia, oggi esclusi dalla possibilità di interpellare i giudici costituzionali. E l'esame si concentrerà sulla ragionevolezza della norma in vista del «buon andamento» della Pa, principio tutelato dalla Carta ma messo in pericolo dal blocco dei pagamenti che aumenta i costi (con gli interessi di mora), impone di violare le norme sui tempi di pagamento e mette in difficoltà le imprese che lavorano con committenti pubblici.
La Finanziaria "incriminata" è quella del 2007, ma la questione è attualissima per svariate ragioni. Oltre a quella, ovvia, rappresentata dalle imprese che ancora aspettano il saldo di debiti ormai invecchiati (si veda anche il servizio a pagina 21), c'è il fatto che la situazione nel 2008 è tutt'altro che migliorata (si veda anche l'articolo a fianco). Per il 2009, poi, la manovra d'estate (il decreto legge 112/08) bolla come «reprobi» proprio gli enti che non hanno rispettato i vincoli 2007, concentrando su di loro praticamente tutti i sacrifici chiesti al comparto e imponendo il blocco di qualsiasi assunzione. In una parziale presa di coscienza del problema, la manovra d'estate evita di tagliare trasferimenti, spesa corrente e indebitamento per gli enti locali che non rispettano il Patto proprio a causa degli investimenti da pagare. Ma il benefit (parziale) vale solo per chi manca gli obiettivi 2008 e ha spese di personale in via di alleggerimento.
Nulla di risolutivo, insomma, per cui la presa di posizione della Corte lombarda promette di riaccendere un dibattito infuocato su un punto centrale del Patto. Com'è accaduto pochi mesi fa alla sfortunata norma introdotta dalla manovra d'estate sulle dismissioni, che dopo una fila di interpretazioni ballerine e un siluro partito proprio dalla Corte lombarda è stata rapidamente cancellata.
gianni.trovati@ilsole24ore.com