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Il governo non intende modificare il decreto Abruzzo

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16 giugno 2009

Mentre fuori i terremotati manifestano chiedendo trasparenza, fondi e velocità nell'opera di ricostruzione, dentro Montecitorio è ripreso in aula l'esame del decreto Abruzzo. Maggioranza e opposizione hanno ritirato la maggior parte degli emendamenti presentati (erano quasi 500) e il sottosegretario all'Ambiente Roberto Menia ha annunciato che il Governo intende approvare il testo nella formulazione uscita dal Senato, dunque senza modifiche. Menia ha anche confermato il no a tutti gli emendamenti presentati dall'opposizione e ha fornito numeri sui terremotati. Ieri Menia aveva ventilato la fiducia se l'opposizione non avesse accettato di ridurre gli emendamenti, mentre il ministro dei rapporti con il Parlamento Elio Vito aveva chiesto all'opposizione un atteggiamento responsabile per consentire la conversione in legge del provvedimento entro la scadenza (27 giugno).

Si spendono 33 milioni di euro al giorno. Le persone assistite in Abruzzo dopo il terremoto sono a oggi 55.596. Menia ha detto che attualmente spende per ospitare gli sfollati dell'Abruzzo 33 milioni di euro al giorno. In base alle 54.311 schede di esame di stabilità e abitabilità degli edifici, il 53% delle case è gia agibile e il 17% è considerato categoria B e C, sono dunque temporaneamente o parzialmente inagibili, ma hanno necessità di interventi limitati per essere utilizzabili pienamente. «Restano fuori - sostiene - tra le 12 e le 13mila persone». Menia ha anche detto che l'80% delle scuole è praticabile» e ha precisato che con le casette costruite sulle piattaforme entro ottobre tutti avranno un tetto vero.

Sono 126 gli emendamenti che l'aula sta man mano respingendo. Una cinquantina hanno incassato il parere negativo della commissione Bilancio della Camera. Dopo la richiesta del governo ai partiti di ridurre gli emendamenti, sono rimasti un'ottantina di emendamenti del Pd, una ventina di Idv e altrettanti dell'Udc e sette del Pdl, mentre la Lega ha rinunciato a tutte le modifiche proposte. L'Udc, ha detto nell'intervento del leader Pier Ferdinando Casini, è pronta a ritirare tutti gli emendamenti al decreto terremoto, a patto che nel testo sia sancito il rimborso per la ricostruzione anche delle seconde case e che la ricostruzione sia affidata a Regione ed enti locali. Il capogruppo del Pd alla Camera Antonello Soro ha annunciato che il Pd non rinuncerà ai suoi emendamenti al decreto terremoto e ha chiesto al governo di inserire nella legge anche le garanzie sulla ricostruzione delle seconde case. Il leader dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro, attaccando il governo per gli «slogan vuoti», ha detto che «occorrono più risorse e una reale attenzione nei confronti della popolazione». A questo punto se l'opposizione optasse per l'ostruzionismo, per il via libera al testo si potrebbe andare ben oltre mercoledì o giovedì, giornate nelle quali si pensava di chiudere il testo per consentire ai deputati di tornare sul territorio per ballottaggi e referendum. (N.Co.)

16 giugno 2009
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