Affidare le proprie pene d'amore a chat e forum on line può costare caro.
Lo sa bene una donna di Grosseto di 58 anni che è stata condannata per diffamazione aggravata dal tribunale toscano. Oltre alla multa di 700 euro, dovrà pagare al suo presunto amante la somma di 4.000 euro a titolo di risarcimento danni, oltre a mille euro di spese legali.
La storia
Lui, un libero professionista sposato e con due figli, respinge al mittente ogni addebito e nega di avere mai avuto una relazione con la donna.
Lei, invece, lo accusa di essere un ipocrita e di averla fatta soffrire a tal punto da spingerla a cercare conforto nella rete. E proprio su internet la donna si definiva "una sciocca sognatrice", innamorata di un uomo che poi si sarebbe rivelato un "volgare impostore". Il carteggio virtuale è durato oltre un anno, in cui la signora si raccontava davanti al pc con frasi pesanti, nomi, cognomi e accuse precise.
La storia, finita in tribunale, sarebbe iniziata quattro anni fa, quando la donna decise di "sfogarsi" sulle pagine web del sito www.batticuore.it, per condividere con gli altri lettori le proprie angosce d'amore. Raccontava di un amore finito con un uomo sposato. "Lui pretendeva sempre di avere ragione" – confidava la donna alla chat – "mai una carezza tenera sui capelli" - continuava. Poi, però, davanti al pc la donna si abbandonava a offese pesanti nei confronti dell'ex amante e anche a deliri di vendetta. Per condividere con altre donne le proprie frustrazioni si era iscritta a gruppi di discussione sul web.
La causa
Ma il gioco si è interrotto quando l'uomo si è accorto delle offese divulgate in rete e ha deciso di querelarla.
Per la donna, adesso, non ci saranno sconti. L'uomo, che nella costituzione di parte civile aveva chiesto un risarcimento di 20.000 euro, si dice comunque soddisfatto e fa sapere di non voler rinunciare al risarcimento, anzi lo pretende al più presto.
"La sentenza è molto chiara – spiega l'avvocato Riccardo Lottini, difensore dell'uomo – internet è un mezzo di comunicazione con una diffusione molto ampia, non può essere usato per sfogarsi e soprattutto per diffondere messaggi diffamatori. E' giusto che tali comportamenti siano puniti anche con un equo risarcimento nei confronti delle vittime".