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Studi di settore, i controlli guardano alla famiglia

di Antonio Criscione

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12 giugno 2009

Nelle situazioni di incongruenza ai fini degli studi di settore una mano a rafforzare le presunzioni di Gerico può arrivare dal tenore di vita dell'intera famiglia, a condizione che questo si riveli eccessivo rispetto ai redditi dei suoi componenti. Non in modo automatico ovviamente, in quanto tutte le situazioni di incongruenza andranno sottoposte a un'attività di analisi. E se lo scostamento da Gerico è il primo passo per la selezione del contribuente, in alcuni casi per l'ufficio potrà essere conveniente abbandonare gli studi per procedere ad altre modalità di accertamento. È quanto emerge da una nota della direzione centrale Accertamento dell'agenzia delle Entrate diffusa nei giorni scorsi agli uffici per la selezione dei soggetti non congrui agli studi e per la gestione dell'invito al contraddittorio e della motivazione della pretesa erariale.

Sulle situazioni di non congruità, sulle quali andrà indirizzata «una specifica e rilevante quota delle attività di controllo da programmare» (circolare 13/E del 2009), la direzione Accertamento spiega che andrà fatta una «preventiva attività di analisi e valutazione», in modo da arrivare a una "selezione" delle situazioni a maggior rischio.

Gli uffici sono invitati a verificare per ciascun settore la platea di contribuenti presenti sul proprio territorio, ad analizzarli attraverso appositi indicatori di rischio, individuare i settori più "pericolosi" per il fisco e, all'interno di questi, quelli che presentano "livelli medi" di differenza tra i ricavi dichiarati e quelli puntuali. Sono escluse così sia le posizioni con scostamenti minimi, sia quelle con differenze elevate. Queste ultime infatti non vanno sottoposte a controllo sulla base delle risultanze di Gerico, ma tramite le altre modalità di controllo previste dalla circolare 13/E.

Una volta arrivati all'individuazione dei soggetti con scostamenti medi, su questi andrà effettuata un'ulteriore analisi di rischio con i programmi di "lettura" e selezione di cui l'agenzia delle Entrate dispone, prendendo in considerazione un trend triennale nelle dichiarazioni dei contribuenti.

L'invito agli uffici, poi, è di considerare tutti i dati presenti in anagrafe tributaria per poter "comprovare" la pericolosità fiscale del contribuente sottoposto a valutazione. E qui arriva un aspetto interessante della nota, che indica in che modo far operare l'intreccio tra studi di settore e osservazione della capacità di spesa (redditometro).

Su questo aspetto vengono presi in considerazione gli elementi presenti in anagrafe e più "tradizionali" del redditometro e cioè: spese per la gestione di immobili di proprietà non locati, interventi di recupero del patrimonio edilizio, spese per acquisto di immobili, autoveicoli, imbarcazioni, aeromobili, azioni, partecipazioni e così via, spese per premi assicurativi, movimenti finanziari da e verso l'estero. Non si fa riferimento (anche se possono rientrare nell'indicazione residuale del «così via») alle spese più controverse dell'ultimo periodo, come quelle per le iscrizioni a club e l'iscrizione dei figli alle scuole private. Ma l'uso del redditometro non si ferma davanti a soggetti verso i quali la legge non ne prevede l'applicazione. Per società di persone e società di capitali a ristretta base azionaria, lo screening condotto grazie agli elementi indice di capacità contributiva e agli incrementi patrimoniali riguarderà i soci: in caso di redditi esigui rispetto al tenore di vita di questi ultimi, potrebbe derivare il rafforzamento della presunzione di evasione per la società "a monte" partecipata.

12 giugno 2009
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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