Per le "toghe" del Sud, riunite al Csm, il ddl intercettazioni frena le indagini di mafia. Con la nuova normativa sulle intercettazioni, che il Senato si appresta a varare, molti processi e indagini per reati di mafia non si terranno più. Anche se la normativa lascia formalmente le regole per le intercettazioni su reati di mafia allo status quo, molte indagini su questi fenomeni in realtà hanno origine da reati di tipo ordinario (rapina, estorsione, traffico di stupefacenti anche di piccole dimensioni ecc.), sulle quali, invece, è prevista la stretta normativa. Lo denunciano i procuratori di molti capoluoghi di distretto giudiziario del Sud Italia, riuniti al Csm per un incontro sulla situazione della legalità in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.
Alla presenza anche del procuratore antimafia Pietro Grasso, dell'aggiunto Emilio Ledonne e
del vice Vincenza Macrì, si è parlato dell'amministrazione della giustizia nelle regioni del Sud, che sarà argomento della relazione che il Csm invierà al Parlamento subito dopo la pausa estiva, stando alle anticipazioni del consigliere Livio Pepino. Anche se è dalle relazioni tenute oggi dai procuratori di Bari, Caltanissetta, Catania, Catanzaro, Lecce, Messina, Napoli, Palermo, Reggio Calabria e Salerno che origina l'allarme sui reati di mafia e sul danno che la stretta sulle intercettazioni comporterà.
«Tutti - ha detto il consigliere del Csm Fabio Roia - hanno lamentato il fatto che quasi nessuna indagine e nessun processo per mafia deriva da denunce per violazione dell'articolo 416 del codice penale, ma derivano quasi sempre da indagini su reati minori. Alle indagini per questi reati, però, si applica la stretta normativa, e quindi i procuratori hanno significato le loro preoccupazioni». Durante l'incontro con i requirenti del Sud Italia è emersa nuovamente la preoccupazione sul fatto che molti posti da magistrato nelle procure del Sud sono scoperti, specie in quelle realtà come, ha raccontato il consigliere Roberto Carelli Palombi, «Catania e Napoli che non sono stati inserite nella lista delle sedi disagiate, ma che necessitano comunque di numerose figure, requirenti e giudicanti».
I colli di bottiglia per l'amministrazione giudiziaria nel Sud sono le corti d'Appello, dove si registrano le maggiori carenze di organico. A questo, si somma la necessità, evidenziata da più
parte, di dar vita a figure giudicanti che si occupino esclusivamente delle misure di custodia cautelare, per poter alleggerire i carichi di lavoro degli uffici dei Gip e del Riesame. Preoccupazioni, sempre secondo quanto ha riferito Roia, per il disegno di legge di riforma del processo penale, in particolare per la revisione del rapporto tra Pg e Pm. «Alcuni procuratori - ha detto testualmente Roia - hanno spiegato che sciogliere il forte legame che oggi c'è tra magistrato e polizia significa tornare indietro di cent'anni». Plauso, invece, per le nuove norme di contrasto alla criminalità organizzata contenute nel pacchetto sicurezza licenziato ieri in via definitiva dal Senato, che consentiranno, sempre secondo i procuratori, un ulteriore passo avanti nella lotta alle mafie.