Fiducia in arrivo in aula alla Camera sul decreto correttivo del decreto anti-crisi. Il Governo dovrebbe annunciarla domani pomeriggio, vista la ristrettezza dei tempi per l'esame in aula. Il provvedimento scade, infatti, il 3 ottobre. Non é escluso che il voto finale per la conversione in legge avvenga nella giornata di giovedì 1° ottobre. Il provvedimento, che contiene anche l'allargamento ai reati tributari, fra cui il falso in bilancio, dello scudo fiscale, è stato licenziato dalle commissioni competenti la scorsa settimana senza modifiche rispetto al testo approvato in prima lettura a Palazzo Madama. In aula sono stati presentati 99 emendamenti.
In aula, intanto, nel corso della discussione generale, sono forti i toni dell'opposizione. Per Antonio Di Pietro lo scudo è un provvedimento «immorale e anticostituzionale», che «favorisce tutti i criminali». Per il leader dell'Italia dei valori si tratta di «riciclaggio di denaro sporco, perché il denaro lecitamente tenuto all'estero può già rientrare. Con questo scudo fiscale il riciclaggio viene premiato. Qui dentro si fa riciclaggio di stato da parte di una categoria di persone che usa le istituzioni per fare gli affari propri». Per il centrista dell'Udc bruno Tabacci «il messaggio che si dà è devastante: si fa capire che conviene evadere». Di Pietro si è appellato al Capo dello Stato: «non lo minacciamo, ma lo supplichiamo: non firmi».
Lo scudo fiscale allargato è «firmato da Giulio Tremonti, che però non vuole metterci la faccia», ha detto il capogruppo della commissione Finanze della Camera del Pd, Alberto Fluvi. Il ministro dell'Economia «preferisce però stare defilato, scaricando ogni responsabilità sul Parlamento». Fluvi ha detto che è più volte stata chiesta la presenza del ministro dell'Economia in Parlamento durante la discussione «ma Tremonti non si è ancora visto. In realtà, si vergogna a mettere la sua faccia su un provvedimento che condona reati penali e fiscali e che farà entrare anche qualche euro in più, per puntellare il buco dello Stato, ma che fa a pezzi la legalità e rende il nostro sistema fiscale iniquo e lontano». Tremonti, ha detto Fluvi, «dice che l'Italia fa quello che fanno tutti gli altri paesi: in realtà all'estero si garantisce trasparenza e il pagamento delle imposte, da noi si garantisce l'anonimato e il pagamento di una mini sanzione all`anno». (N.Co.)