È un po' come partecipare a una festa con la preoccupazione nel cuore: si sentono così i 2mila consulenti del lavoro riuniti a Roma per il settimo congresso nazionale. Nel foyer dell'Auditorium di Roma, in un bilancio di questi mesi la parola ricorrente è «insicurezza», perché anche il lavoro considerato stabile all'improvviso si è riscoperto «precario».
«Ho fatto tantissime trasformazioni di contratti da full time in part time – dice Mario Miano di Catania – perché con le aziende mie clienti c'è la volontà di preservare le risorse umane, quelle che faranno al differenza quando ci sarà un accenno di ripresa». «La preoccupazione – si inserisce Alessandro Incardona di Siracusa – è superare la fase più critica utilizzando gli ammortizzatori sociali, specie quelli in deroga per le piccole realtà produttive. Purtroppo, spesso le procedure vanno a rilento».
«A Cagliari – dice Marco Fenza – la direzione regionale del lavoro e l'Inps hanno definito un meccanismo molto veloce per la concessione della cassa in deroga. Peccato che all'assessorato regionale al Lavoro qualche funzionario sia stato preso da un eccesso di zelo che ha rallentato tutte le procedure. Il risultato è che gli interventi in deroga autorizzati sono stati pochissimi. È incomprensibile come non si riescano a spendere risorse già disponibili a fronte di moltissime richieste».
Nel Lazio, invece, la preoccupazione è la disponibilità delle risorse. «Vengo da Frosinone – racconta Valerio Pizzuti – una provincia che fino al '94 fruiva della Cassa per il Mezzogiorno. Adesso abbiamo tanti capannoni vuoti. Da ultimo la crisi è peggiorata per la stretta sulla sanità: per fortuna, per le piccole case di cura è stato possibile ricorrere agli ammortizzatori in deroga. Il problema è il finanziamento per il 2010».
L'altro fronte, per i consulenti del lavoro, è la regolarità contributiva delle aziende: molte, in crisi di liquidità, non riescono a tenere il passo con il pagamento dei contributi. Il risultato è di non poter ottenere il Durc, il documento che certifica di essere allineati con i versamenti all'Inps. Di conseguenza, i crediti non vengono pagati. «Un circolo vizioso», dice Roberto De Lorenzis, di Genova, ex leader dell'Ancl, il sindacato dei consulenti. «I professionisti, rinviando l'incasso delle parcelle, sono diventati – conclude – i finanziatori delle imprese». Servirebbe – sollecita Miano – «una misura che agevoli le aziende nel versamento degli arretrati all'Inps».
Il corto circuito nei pagamenti è poi aggravato, in alcune realtà, da episodi di disallineamento negli archivi Inps. «Capita – dice Incardona – che gli uffici abbiano sbagliato la codifica per l'azienda e procedano con l'iscrizione a ruolo».
Un messaggio di fiducia ha voluto lanciarlo, a fine giornata, Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale. Con il ministro Giorgia Meloni ha premiato tre giovani professionisti e ha firmato un protocollo d'intesa per applicare parcelle ridotte agli imprenditori under 35 che iniziano l'attività.