È stato firmato a Roma da Confindustria e Federmanager il nuovo contratto dei dirigenti che interesserà oltre 88mila manager e sarà valido fino al 2012.
Il contratto conferma «l'impostazione del 2004», spiega il vice presidente per le Relazioni industriali, affari sociali e previdenza di Confindustria, Alberto Bombassei. In pratica garantisce lo status di dirigente e stabilisce un trattamento minimo complessivo di garanzia (Tmcg) al di sotto del quale il manager non può essere pagato. Tutto ciò che avviene al di sopra però deve essere concordato tra l'azienda e il dirigente.
Come osserva il presidente di Federmanager, Giorgio Ambrogioni, però «da entrambe le parti è stato confermato l'impegno a promuovere, soprattutto nelle imprese più piccole, una retribuzione variabile incentivante. E per questo è stato anche costituito un Osservatorio bilaterale». L'aggiornamento del trattamento minimo complessivo di garanzia per i dirigenti con anzianità inferiore ai 6 anni è stato fissato in 55mila euro per il 2009, 57mila per il 2010, 61mila per il 2012, 63mila per il 2013. Per quelli con anzianità superiore ai 6 anni sarà di 70mila euro nel 2009, 72mila nel 2010, 76mila nel 2012 e di 80mila nel 2013.
L'accordo contiene risposte per tutte le fasce di dirigenti, dai più giovani ai senior, fino ad arrivare al grande problema dei disoccupati che, secondo la stima di Federmanager, sarebbero arrivati a 9mila. L'importo di sostegno al reddito è stato alzato da 1.500 a 2mila euro e è stata allungata la copertura fino a 18 mesi per i dirigenti over 50. Per questi stessi dirigenti è stata prevista anche la possibilità di richiedere un bilancio delle competenze, previsto anche per i più giovani che potranno richiederlo ogni 5 anni in modo da poter individuare un percorso di formazione e crescita. L'intesa inoltre migliora la previdenza sanitaria integrativa.
«Gli adeguamenti, così come gli interventi di sostegno al reddito e il bilancio delle competenze, comporteranno un forte impegno di spesa che graverà sul sistema delle imprese – conclude Bombassei – ma porterà a compimento il modello del welfare to work».