MILANO - Per le Procure, soprattutto per quelle del Sud, ormai è emergenza assoluta. Neppure l'ultimo concorso, il secondo in poco tempo, ha permesso di coprire oltre i posti disponibili, con un tasso di vuoti che tocca il 90% soprattutto nelle sedi del Mezzogiorno. Situazione tanto più drammatica se si pensa, come ha sottolineato ieri sera l'Anm, che sono questi gli uffici giudiziari in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata.
Il Csm ha fatto ieri un bilancio del secondo bando, dopo che il primo aveva già dato risultati insoddisfacenti anche dopo gli incentivi messi in campo dal ministero. Su 197 posti da Pm disponibili un po' in tutte le Procure italiane ben 116 sono rimasti del tutto privi di candidati.
Di 96 Procure, 49 sono rimaste assolutamente scoperte. E non si tratta solo delle cosiddette sedi "disagiate" perché a rimanere senza aspiranti è, per esempio, l'ufficio simbolo della guerra alla mafia: alla Procura di Palermo su 16 posti disponibili non è arrivata neppure una candidatura. Stesso discorso per Catania (nessuna disponibilità per gli 8 uffici di sostituto a disposizione), a Messina (5 posti, 0 aspiranti); tre Procure poi (Enna, Mistretta e Sciacca) sono destinate a chiudere i battenti perché a breve non ci sarà più nessun magistrato a condurre inchieste.
Non che al Nord le cose vadano poi molto meglio: uffici come quello di Verona sono rimasti in bianco mentre a Veneziai 5 posti hanno visto un solo candidato. Con un unico sostituto resteranno Procure come quella di Vigevano, di Ivrea, di Casale, di Mondovì (oltre a Crotone, Gela, Barcellona Pozzo di Gotto, Patti, Melfi, Vasto).
Un'emergenza nazionale – sottolinea affranto Dino Petralia, consigliere del Csm – dopo avere preso consapevolezza dei numeri: «Di fatto, la separazione delle carriere è già in atto. I timori per gli interventi in arrivo sull'ordinamento giudiziario hanno certo un peso, ma non si può dimenticare l'effetto del divieto all'assegnazione degli uditori alle funzioni di pubblico ministero. I carichi di lavoro diventano, sommati questi due fattori, assolutamente insostenibili. Purtroppo neppure gli incentivi del ministero sono stati decisivi». Adesso, ammette Petralia, la pubblicazione di un terzo concorso potrebbe anche essere un tentativo, estremo ma giustificato dalla «desertificazione » ormai accertata. Ma si tratterebbe certo di una soluzione senza precedenti.
All'orizzonte si profila altrimenti quello che il Csm ha sempre voluto scongiurare: un'applicazione di massa dei trasferimenti d'ufficio da parte del ministero della Giustizia. Soprattutto se dovesse essere approvato quel disegno di legge sulla procedura penale in discussione al Senato che amplia i margini di manovra di via Arenula.
(G. Ne.)