Una nuova riduzione degli acconti Ires e Irap di novembre e il rinvio alla prossima primavera del varo degli studi di settore da utilizzare con Unico 2010 sono allo studio dell'amministrazione finanziaria.
Si prevede uno sconto di 2 o 3 punti percentuali sugli anticipi Ires e Irap dovuti da imprese, autonomi e professionisti. Si tratta di circa due miliardi per i contribuenti (e di un analogo minor gettito per l'erario) simile a quello attuato nel 2008. Più che una riduzione, è una "sospensione" dei pagamenti, che saranno recuperati nel 2010: i contribuenti restituiranno al saldo di giugno/luglio la minore imposta versata a novembre.
L'operazione ha un effetto tutt'altro che secondario che la lega ai Ddl di bilancio all'esame del Senato: potrebbe permettere di spendere, nel 2010, i denari incassati nel 2009 con lo scudo fiscale. Si risolverebbe insomma il problema della non coincidenza tra l'anno in cui è conseguito il gettito e quello della sua utilizzazione.
Come funzionerebbe il meccanismo
Il gettito dello scudo fiscale, ancora ignoto nella sua precisa entità ma comunque da imputare al 2009 in base all'attuale termine del 15 dicembre, coprirà l'onere dello sconto Ires e Irap. La restituzione di questa somma da parte dei contribuenti, a metà del 2010, finanzierà invece le spese da fare l'anno prossimo. Un eventuale rinvio al 2010 del termine dello scudo, come dispone un emendamento alla finanziaria, rimescolerebbe le carte: nel bilancio 2009 si creerebbe un "buco" ma, nel 2010, l'incasso della sanatoria sarebbe disponibile.
Già il 29 novembre 2008 una riduzione degli acconti Ires e Irap fu fatta con il decreto legge anticrisi. Si trattava allora di alleviare la carenza di liquidità dei contribuenti. Di fatto, consentì al solo popolo delle partite Iva (le persone fisiche furono escluse) di ridurre del 3% i versamenti dell'autotassazione. La nuova riduzione dei pagamenti in scadenza alla fine del mese in corso abbasserebbe l'acconto Ires e Irap al 57 per cento, in luogo del 60% previsto. Infatti, a giugno e luglio le imprese e i professionisti hanno già pagato il 40% delle imposte dovute.
E, sempre come nel 2008, la norma potrebbe prevedere la possibilità – per i contribuenti che avessero già versato gli acconti di novembre prima dell'entrata in vigore della riduzione – di beneficiare di un credito d'imposta corrispondente alla riduzione prevista.
In che modo ridurre gli acconti? Servirà un decreto legge, stante l'ormai prossima scadenza di fine novembre.
Al Senato si vota la Finanziaria
Frattanto l'aula di Palazzo Madama ha cominciato a votare sulla Finanziaria 2010, per la quale si parla di voto di fiducia sull'emendamento in cui il relatore, Maurizio Saia, raccoglierà le proposte della maggioranza più alcune dell'opposizione. L'emendamento è stato oggetto di una riunione notturna tra relatore, viceministro Giuseppe Vegas e alcuni senatori al termine della quale sarebbe emersa la decisione di incrementare i fondi per la giustizia e per la sicurezza.
Martedì l'aula ha approvato il primo articolo. L'intenzione è di licenziare il testo per la Camera entro sabato. Tendono comunque a ridursi le modifiche da apportare alla Finanziaria in Senato: alla Banca del Sud e opere minori si aggiungerebbe la rinegoziazione dei mutui dei Comuni.
Il problema è il solito: mancano i soldi. La speranza è che il quadro si chiarisca nelle prossime settimane, anche quanto al gettito dello scudo. Sembra così allontanarsi la cedolare secca del 20-23% sugli affitti, inizialmente gravosa e dal dubbio effetto di emersione del "nero". Lo stesso si dice del taglio (questo permanente) dell'Irap, della proroga della Tremonti ter per i macchinari, dell'intervento sui processi tributari.
La Camera, poi, procede nell'esame della riforma contabile. Approvato il nuovo nome della Finanziaria, che sarà Legge di stabilità. La maggioranza ha subìto un infortunio: è passato un emendamento Pd sulla nuova Decisione di finanza pubblica, già Dpef, al cui titolo è premessa la parola "schema". Si vuole enfatizzare il ruolo del Parlamento nell'esame del documento governativo, ma le Camere non intervengono su quel testo: approvano una risoluzione. Percorso ben diverso da quello di un testo legislativo.
Ultima novità, le Finanze farebbero definitivamente slittare a febbraio/marzo l'approvazione degli studi di settore da utilizzare con la prossima dichiarazione dei redditi.