Sulla giustizia è necessario abbassare i toni. A sostenerlo sono sia il presidente del Senato, Renato Schifani, sia il vicepresidente del Csm Nicola Mancino. «Dobbiamo tenere basso – ha detto Nicola Mancino parlando nella Capitale alla platea dei 230 capi degli uffici requirenti italiani - il livello dello scontro. Eliminarlo è auspicabile ma non sempre possibile». Nella giornata in cui è iniziato l'iter parlamentare del ddl sul processo breve a Palazzo Madama, Schifani, pur non entrando nel merito del provvedimento, ha sottolineato che sul fronte della giustizia «il clima è teso, lo scontro accentuato. Rivolgo un appello alle parti in causa ad abbassare i toni, la conflittualità e ad assumere atteggiamenti responsabili per fare proposte costruttive». Questo perché, ha aggiunto il presidente del Senato, «toccare la giustizia significa toccare gli interessi dei cittadini, la loro sensibilità e il loro diritto ad aspirare a una giustizia serena e pacata che non litiga al proprio interno ed esamina gli elementi di colpevolezza dei cittadini in un clima tranquillo e in un aula dove vi sia effettiva parità tra accusa e difesa».
Berselli: immigrazione clandestina fuori dal processo breve. Intanto il presidente della commissione Giustizia del Senato Filippo Berselli (Pdl) ha preannunciato un emendamento sulle esclusioni oggettive: non tutti gli immigrati clandestini saranno eslclusi dal processo breve (come prevede attualmente, invece, il testo). Berselli ha spiegato che il capitolo immigrazione resterà fra le esclusioni, ma saranno tolti due reati, uno dei quali l'immigrazione clandestina, per i quali è prevista un'ammenda. Il presidente della commissione Giustizia sta anche lavorando a una correzione sulla questione dei recidivi. Per Berselli se ci sono le condizioni politiche il ddl sul processo breve potrebbe essere approvato al Senato prima di Natale.
Cosa prevede il ddl sul processo breve. Il ddl sul processo breve, proposto dalla maggioranza (primo firmatario il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri) introduce un limite di 2 anni per ciascuno dei primi 2 gradi di merito, altri 2 anni per l'esame di legittimità, più un altro anno in ogni caso di giudizio di rinvio. In pratica se la sentenza non arriva entro il tempo limite il processo penale si estingue. Il limite si applica solo a imputati incensurati e accusati di reati che prevedono pene inferiori a 10 anni. La norma si applica anche ai processi in corso, ma solo se di primo grado. Il provvedimento prevede anche la casistica alla quale non si applica il limite. Fra questi i processi per il reato di immigrazione clandestina, che è punito con un'ammenda. L'esame del provvedimento è iniziato in commissione Giustizia al
Senato con la relazione del senatore Giuseppe Valentino (Pdl) , seguita dal rinvio per la discussione generale alla prossima settimana. Domani alle 16 si riunirà l'ufficio di presidenza della commissione, richiesto dal capogruppo dell'Udc Giampiero D'Alia, «per decidere - spiega il presidente della commissione Filippo Berselli - come proseguire i lavori».
Il Pd esclude ogni dialogo sulla giustizia se non si elimina il ricatto del processo breve. Enrico Letta, vicesegretario del Pd, ha escluso ogni dialogo sulla riforma della giustizia finché il governo non toglierà di mezzo il "ricatto" rappresentato dal ddl sul processo breve. «È molto difficile ripartire con la discussione visto che è tutta finalizzata a una singola cosa», ha detto il vicesegretario del Pd. Poi rivolto alla maggioranza ha detto: «Tolgano la pistola dal tavolo». Per Letta il ddl sul processo breve, è «uno strumento con il quale Berlusconi dice o mi togliete dal processo o io sfascio tutto». Identico parere quello di Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato. «Tolgano di mezzo il processo breve e discutiamo del resto».
È guerra di cifre fra sindacato delle toghe e Alfano. Intanto è guerra di numeri fra il sindacato delle toghe e il Guardasigilli Angelino Alfano. Per l'Associazione nazionale magistrati (Anm) con il ddl sul processo breve sarà prescritto il 50% dei procedimenti pendenti a Roma, Bologna e Torino. In base alla stima dell'Anm l'estinzione riguarderà una percentuale di processi in Italia compresa tra il 20 e il 30 per cento. Numeri contestati dal ministro della Giustizia. «Ma stiamo scherzando?". Il Guardasigilli ha anche invitato l'Anm a «non giocare con le parole e neanche con i numeri» e dunque a «chiarire bene i termini della questione. Credo che l'Anm sia incorsa in un clamoroso abbaglio: i procedimenti pendenti in Italia sono circa 3 milioni e 300 mila e il 50% fa oltre un milione e 600 mila. Appunto - conclude Alfano - un clamoroso abbaglio». Per l'Anm, invece, i dati elaborati «smentiscono clamorosamente le rosee previsioni» del ministro Alfano, che alla Camera aveva parlato dell'1% della prescrizione dei procedimenti interessati dal ddl.